Turandot apre la festa per Zeffirelli

La stagione dell'Arena di Verona è un lungo omaggio al grande (e controverso) regista.


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L’ 88° Festival dell’ Arena di Verona è di fatto una “Zeffirelliade”, omaggio alla carriera eccezionale del regista più amato (ma anche avversato) da schiere di melomani. Le regie dei cinque titoli in cartellone sono tutte firmate da lui, a partire dalla fastosa Turandot che ha felicemente inaugurato la kermesse.

Il secondo atto soprattutto, tra scene e costumi una fantasmagorica armonia di gesti e di colori, ha segnato l’ apice creativo di Zeffirelli, autentico trionfatore della serata. Al successo hanno più o meno contribuito Maria Guleghina, volonterosa protagonista, il decoroso Calaf di Marco Berti, l’ espressiva Liù di Tamar Iveri, l’ eccellente coro e la valida orchestra, il tutto ben controllato da Giuliano Carella, sempre molto compreso delle sue responsabilità.

Il resto della stagione – in sintonia con il prevalente concetto di popolarità che coinvolge il variegato pubblico di stranieri che da decenni affolla l’ anfiteatro veronese – prevede altri quattro titoli: Madama Butterfly, Carmen (protagonista Anita Rachvelishvili, la stessa della Scala), e infine un paio di titoli verdiani. Alla solita, immancabile Aida, che si avvia a toccare il traguardo delle 600 recite, seguirà un Trovatore il cui cast (il tenore Alvarez, il soprano Radvanovsky, il baritono Hvorostovsky, il mezzosoprano Cornetti, il basso Giuseppini, l’ unico italiano oltre al direttore Marco Armiliato) ne fa il momento senza dubbio più importante della stagione.

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