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Augusto Del Noce, la voce critica della modernità

Trent'anni fa esatti, il 30 dicembre 1989, moriva il filosofo italiano che mise in guardia la politica dai pericoli della secolarizzazione della società. Antifascista durante il Ventennio, anticomunista durante l’ egemonia culturale del ’ 68, non ebbe mai timore di andare controcorrente


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Il 9 novembre 1989 veniva abbattuto il Muro di Berlino, l’ evento storico che meglio simboleggiò il fallimento dell’ esperimento comunista nei Paesi dell’ Europa Orientale e in Russia. Meno di due mesi dopo, moriva a Roma il filosofo Augusto Del Noce (1910-1989). Fece dunque in tempo a vedere la crisi dei sistemi del socialismo reale europeo, di cui in qualche modo aveva previsto il destino. Che quella organizzazione politica fosse impossibile da realizzare nella Storia, Del Noce lo aveva saputo da tempo. Forse non gli sarebbe nemmeno occorsa la controprova fornita dalla cronaca dei quei giorni: i suoi studi filosofici, a cui dedicò l’ intera vita, lo avevano portato ad affermare l’ impossibilità dell’ uomo a realizzare la felicità su questa terra senza aprirsi alla Trascendenza.   

Antifascista durante il Ventennio, anticomunista durante l’ egemonia culturale del ’ 68, Del Noce non ebbe mai timore di andare controcorrente, e questo non per spirito di ribellione, ma come un servizio dovuto alla verità. La stessa storia della filosofia lo portava ad affermare che la modernità, partita con Cartesio e intesa come sganciamento dai valori tradizionali del Medioevo cristiano, avrebbe condotto al concepimento dell’ ideale marxista di una società atea oppure al nichilismo, falsamente liberatorio, inteso come assenza di valori e propugnato da Nietzsche.

Fu la sua una lettura eccessivamente pessimista riguardo al progresso? Di certo non si oppose alla conquista di diritti civili avvenuti nei decenni; piuttosto, si oppose alla secolarizzazione della società non in modo irrazionale o sulla base di un sentimento piccolo borghese di rifiuto del nuovo (che oggi sembra invece molto diffuso), ma confrontandosi con pensatori laici e giungendo a esiti allora poco condivisi ma sempre basati su letture razionali della realtà.

Nell’ ultimo quarto di secolo del Novecento «non si è formata una nuova coscienza marxista o illuminista o che altro dir si voglia, ma si è determinato soltanto un vuoto degli ideali», scriveva nel settembre del 1975 sul quotidiano della Democrazia Cristiana Il Popolo. Parole profetiche che mantengono una loro drammatica attualità. Scampati, infatti, i pericoli delle ideologie totalizzanti del Novecento, la società non si è invece opposta al consumismo sfrenato in cui siamo costantemente immersi e che ci trascina verso la “liquidità”, il vuoto di relazioni e di punti di riferimento. La lezione di Del Noce è stata dunque appresa solo in parte e oggi ne paghiamo le conseguenze.

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Berlino, 9 novembre 1989: lo storico momento della caduta del Muro. Foto Reuters.
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