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Trecento assunti nel nome di don Bosco

Dall'ottica al settore caseario, dall'industria metalmeccanica alle nuove tecnologie: è accaduto in Piemonte, nel corso del 2015, l'anno in cui è stato celebrato il bicentenario della nascita del "Santo dei giovani", merito di un progetto ispirato alla sua concretezza.


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L'anno che sta per chiudersi è destinato a restare negli annali della famiglia salesiana.  Nel 2015 infatti è stato celebrato il bicentenario della nascita di san Giovanni Bosco. Tante sono state le occasioni di festa, preghiera e riflessione. In questo contesto spicca un'iniziativa molto speciale, ispirata alla concretezza del fondatore. Durante il bicentenario, infatti, quasi 300 giovani sono stati assunti da aziende piemontesi, proprio grazie all'impegno dei salesiani. In anni difficili, segnati dalla crisi occupazionale, si tratta di un risultato prezioso, che ha superato ogni aspettativa.

Il progetto “Giob200”, presentato a gennaio 2015, prevedeva infatti l'avviamento al lavoro di 200 ragazzi: «ma in questi mesi abbiamo incontrato grande collaborazione da parte di istituzioni, associazione di categoria e imprese» spiega Antonino Gentile, portavoce Cnos-Fap Piemonte (Centro Nazionale Opere Salesiane Formazione e Aggiornamento Professionale) «Il lavoro di squadra ci ha permesso di superare ampiamente il traguardo prefissato all'inizio». E ora già si guarda al futuro.   I 300 giovani sono stati assunti attraverso vari canali: alcuni provengono dai centri salesiani  di formazione professionale, altri hanno preso direttamente contatto con le 21 realtà imprenditoriali, piccole e grandi, che hanno aderito all'iniziativa.

Per molti datori di lavoro è stato determinante il richiamo alla figura di don Bosco (che si occupava personalmente di dare un mestiere ai suoi ragazzi e che firmò il primo contratto di apprendistato della storia). Ma non si è certo trattato di un' "elemosina". Al contrario “Giob200” è la testimonianza di come impegno etico e logica del profitto possano trovare una conciliazione. Tant'è vero che, forti del successo ottenuto, «lanciamo a noi stessi e a tutti coloro che hanno aderito al progetto, cui va il nostro ringraziamento, la sfida di andare oltre» sottolinea don Enrico Stasi, ispettore dei Salesiani di Piemonte, Valle d'Aosta e Lituania. Per il prossimo anno è già pronto un nuovo appuntamento, che si chiama “Job16” e intende ampliare il bacino di giovani e aziende coinvolte. Gli ambiti di impiego hanno spaziato dall'ottica al settore caseario. Ma a fare la parte del leone, in linea con la tradizione piemontese, sono state l'industria metalmeccanica e tecnologica.

In realtà il progetto varato per il bicentenario è solo una faccia di un impegno quotidiano e tenace. In tutta Italia 60 case salesiane hanno al loro interno centri di formazione professionale, ciascuno dei quali accoglie dai 350 ai 450 allievi. Tra loro ci sono anche ragazzi con disabilità psichica o con storie personali difficili. «Il nostro compito va ben al di là dell'insegnare un mestiere» ricorda ancora Antonino Gentile, una vita spesa in mezzo ai giovani. «Don Bosco sapeva bene che il lavoro ha a che vedere con la dignità e la libertà della persona ed è fondamentale nel processo di sviluppo umano. Guardando al suo carisma, cerchiamo di far capire ai ragazzi che li prendiamo sul serio e che abbiamo a cuore il loro destino».    

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