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Toy Story, atto terzo

E' nelle sale italiane "La grande fuga". Ce lo presenta Claudia Gerini, voce di Barbie.


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È appena rientrata dalla Sardegna dove, assieme a Carlo Conti, ha presentato la serata di gala per la 33ª edizione del premio “Rodolfo Valentino”. Ci voleva un’ attrice di cinema per accogliere degnamente star come Meryl Streep, Kevin Spacey e Andy Garcia. Appena smessi abito da sera e tacchi a spillo, Claudia Gerini è tornata però alle dune di sabbia dorata di Sabaudia per riprendere le incombenze di mamma alle prese con palette, secchielli, braccioli e capricci delle sue bambine: Linda, che compirà il suo primo anno il 28 settembre, e Rosa, che di anni ne ha 6.

«Sto vivendo uno stato di grazia. Pensare che Rosa diceva sempre: “Quando mi fai una sorellina?”», sorride la Gerini, 38 anni, più bella che nisca qui. Ho sempre sognato tre figli e potrei chiudere in bellezza con un maschietto».

– Nessuna fretta di tornare sul set?
«Per ora penso a godermi il mare con le mie bimbe. Poi, a fine agosto, mi aspetta a Milano il set di Metafisica per le scimmie, il nuovo film di Marina Spada: sarò Monica, una donna in carriera dal passato complicato... Un ruolo così sfaccettato è un regalo per un’ attrice. Così come è un regalo quello che mi ha fatto la Disney scegliendo la mia voce per il personaggio di Barbie nella versione italiana di Toy Story 3: La grande fuga».

– Difficile o più facile doppiare un cartone?
«È un’ esperienza differente. Io ero abituata a doppiare me stessa sullo schermo. Ma al di là della difficoltà di seguire la voce originale, qui ho potuto divertirmi a giocare con le sfumature, con le coloriture. Barbie è il simbolo di un’ epoca dominata dall’ esagerata attenzione per il look, così mi sono sbizzarrita con l’ enfasi, gli acuti, i toni flautati».

– Dar voce al personaggio di un film Disney vuol dire restare per sempre nel cuore dei più piccini, ma non è riduttivo fare Barbie?
«Può sembrare una poco intelligente, che si preoccupa solo di moda. Ma nel corso delle avventurose vicende narrate nel film, vive un’ evoluzione. Al momento giusto, si dimostrerà sveglia e capace di amare con lealtà».

– Da bambina, lei giocava con Barbie?
«Certo. E ora ho ricominciato, perché le ho passate amia figlia Rosa e capita che ci si giochi insieme: tra le mie e le sue, mi vergogno a dirlo, a casa ne avremo alcune decine. D’ altronde, con tutti quegli abitini e accessori, è una meravigliosa simulazione della realtà».

– Qual è il suo rapporto con i cartoni animati? E quali erano i suoi preferiti?
«Vedevo Heidi, Candy Candy, Atlas Ufo Robot, Capitan Harlock perché gli anni ’ 70 furono quelli del boom dei cartoni giapponesi in Tv. Ma amavo i Puffi e Barbapapà che, curiosamente, sono anche tra i preferiti di Rosa. In fondo, i bimbi restano uguali a sé stessi».

– E al cinema, quali sono stati i cartoni che hanno conquistato il suo immaginario?
«Qui vince la Disney. Imigliori, per me, restano Cenerentola e La carica dei 101».

– Come si definirebbe, come madre? È ottimista oppure preoccupata per il futuro?
«Beh, ci sono momenti in cui il mio naturale entusiasmo finisce sotto le scarpe! Più che la solita stupidità delle guerre e di certa politica, mi angoscia l’ inquinamento. Ormai, viviamo su un pianeta malato. È ora di reagire proprio per l’ avvenire dei nostri bambini».

– Da ragazzina di Non è la Rai a coatta nei film di Verdone: lei ha ironizzato sullo scadimento dell’ immagine femminile. Che fare?
«Dipende dalla famiglia. Aiutiamo i giovani. Esser donne di spettacolo non significa essere vuote. La consapevolezza è libertà».

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I simpatici eroi di Toy Story.
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