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Torino: Poletto va, ecco Nosiglia

Monsignor Cesare Nosiglia ha fatto il suo ingresso ufficiale come nuovo arcivescovo di Torino. E ha ricevuto il pastorale dal suo predecessore, il cardinale Severino Poletto.


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«La Parola di Dio deve fare la sua corsa più nei mercati che nelle chiese». Ricorre alla provocazione di san Giovanni Crisostomo, il nuovo arcivescovo di Torino, e sprona tutti a «non parlare soltanto di Cristo», ma a «farlo vedere presente operante, oggi». Domenica 21 novembre, nella cattedrale di San Giovanni Battista (che i torinesi chiamano famigliarmente "il duomo"), monsignor Cesare Nosiglia ha iniziato ufficialmente il suo ministero, ricevendo tra l'altro il pastorale dal suo predecessore, il cardinale Severino Poletto.

     L'annuncio della Salvezza si intreccia con le emergenze educative. «Un attivismo esasperato occupa la mente, il cuore e l'esistenza quotidiana, allontanando in modo indolore, ma profondo dalla fede, che soltanto la consuetudine dell'incontro con Dio e l'amore appassionato a Cristo può mantenere e irrobustire», ha sottolienato  monsignor Nosiglia.   «La nuova evangelizzazione che riguarda tutti, credenti e non, fedeli e indifferenti, prima che attraverso vie, iniziative, linguaggi e strumenti appropriati ai tempi, passa attraverso la viva esperienza di Dio testimoniata nell‟esistenza concreta di chi lo pone al centro della sua vita e delle sue scelte.  Condivido la sofferta preoccupazione di tanti sacerdoti, genitori ed educatori perché toccano con mano ogni giorno quanto la vita delle persone e l‟ambiente sociale appaiano impermeabili al messaggio evangelico e all‟azione ecclesiale. Il mondo che cambia con ritmi incalzanti e accelerazioni impetuose parla ormai linguaggi diversi da quelli del Vangelo e della cultura cristiana. Occorre evangelizzare l‟uomo dentro il tessuto delle sue concrete esperienze di vita, accompagnandolo passo passo a scoprire la ragionevolezza e il significato liberante e carico di speranza che ha la fede in Gesù Cristo e l'accoglienza del Vangelo».  

     Originario di Rossiglione (in provincia di Genova, ma nella diocesi piemontese di Acqui Terme), 66 anni, il nuovo arcivescovo ha anche manifestato una particolare inquietudine «per la crescente disoccupazione che colpisce in questi tempi la vita di tanti lavoratori, donne e immigrati», e ha rivelato di aver vissuto in prima persona, durante l’ adolescenza, la dura realtà della cassa integrazione condividendo l’ ansia del padre dinanzi al rischio di perdere il posto di lavoro. «Per questo», ha aggiunto, «partecipo profondamente alle difficoltà di tante famiglie e mi interrogo seriamente su come la nostra Chiesa possa venire loro incontro. È un problema che deve coinvolgere in un patto per il lavoro tutte le componenti sociali, politiche, economiche e religiose del territorio».

  Più in generale, l'arcivescovo si è detto convinto che la Chiesa non possa «limitarsi a denunciare i mali della società o ad intervenire per sanarne le ferite
ma, mediante l’ azione convergente di cristiani laici adeguatamente formati e in collaborazione con ogni uomo di buona volontà, operare perché negli ambiti della politica, dell’ economia e della vita sociale siano sempre perseguiti la promozione integrale della persona umana e il bene comune».  

   La sera di venerdì 19 novembre, monsiglior Nosiglia ha voluto incontrare i giovani in un'affollatissima chiesa del Santo Volto. «Osate in nome del Signore», ha detto loro: «Non accontentatevi di ciò che siete e di ciò che fate. Siate ambiziosi di puntare in alto, verso un di più di amore e di generosità».

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Monsignor Cesare Nosiglia, 66 anni, nuovo arcivescovo di Torino, domenica 21 novembre 2010, il giorno del suo ingresso ufficiale in diocesi. Foto di Paolo Siccardi.
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