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Torino: la Chiesa per i senzatetto

Aprire le case a chi una casa non ce l'ha. La proposta dell'arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia. Non si tratta dunque di un generico appello alla solidarietà, ma di una proposta molto concreta, che presuppone una precisa visione degli equilibri sociali. In poche ore, due famiglie hanno già dato la propria disponibilità.


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A Natale apriamo la nostra casa per chi una casa non ce l'ha: invitiamo a pranzo i senzatetto, i poveri, le persone più sole e trascurate. E' questo l'invito che monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, rivolge «a voi cari presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici e  famiglie, uomini e donne di buona volontà». La richiesta – in piena sintonia con parole e gesti più volte ripetuti da papa Francesco – si richiama al racconto stesso della natività, mistero di un Dio fattosi uomo nella povertà estrema di una stalla. «Se duemila anni fa – scrive l'Arcivescovo - a Betlemme non c'era posto per Gesù, Maria e Giuseppe, oggi a Torino un posto ci può essere. Nel palazzo dove abitiamo non sarà difficile invitare la persona anziana che vediamo solo di sfuggita, o la famiglia del compagno di classe di nostro figlio, o la persona senza dimora che incontriamo usualmente sulla porta della chiesa o del supermercato e con la quale abbiamo scambiato qualche fugace parola, o la signora straniera che fa le pulizie sulle scale del nostro caseggiato».

Non si tratta dunque di un generico appello alla solidarietà, ma di una proposta molto concreta, che presuppone una precisa visione degli equilibri sociali. Pierluigi Dovis, direttore Caritas della Diocesi di Torino, commenta l'iniziativa osservando che «in questa come in molte altre occasioni, si pensi ad esempio all'Agorà del Sociale, l'Arcivescovo punta a stimolare l'intervento dal basso, il cosiddetto “welfare di prossimità”, che deve crescere accanto a quello dei diritti». A differenza di quanto avviene in altre Diocesi, non sarà la Caritas a segnalare le situazioni più critiche, indirizzandole verso famiglie e parrocchie. Al contrario, le singole comunità sono chiamate a guardarsi attorno, mettendo in moto la solidarietà nel proprio piccolo spazio di vita.

Lanciata da poche ore, la campagna “Natale 2014, c'è un posto anche per me?” ha già raccolto qualche consenso: le prime 2 famiglie si sono fatte avanti. E in una città ancora segnata dall'esperienza dei santi sociali si prevede che molte altre realtà accoglieranno l'appello nei prossimi giorni. Un invito così concreto e diretto non può che nascere dalla disponibilità personale. Come ormai da tradizione, monsignor Nosiglia a Natale pranzerà accanto agli ultimi: anche quest'anno i saloni d'onore dell'arcivescovado saranno aperti per far spazio a clochard e persone in difficoltà. Nel 2013, grazie anche al coinvolgimento della Comunità di Sant'Egidio, sono stati 240 gli ospiti seduti alla tavola dell'arcivescovo. Inoltre, sempre nel periodo natalizio, per tre volte monsignor Nosiglia servirà il pranzo o la cena in una delle mense cittadine per i poveri.

Gesti semplici, ma carichi di significati profondi. Non solo. Sempre nel segno della concretezza, il Tavolo diocesano per i senza dimora, coordinato dalla Caritas, rinnova una coraggiosa sfida per le parrocchie. Nel periodo invernale si chiede di attrezzare una stanza riscaldata con una o due brandine, così da poter dare ai senzatetto un rifugio notturno. E una tazza di tè o di caffè caldo per colazione, insieme con due chiacchiere e qualche gesto di amicizia. In questo caso, anche per ragioni di ordine pubblico, è la Caritas stessa a segnalare i casi da seguire. L'anno scorso hanno aderito 12 parrocchie tra Torino e prima cintura, per un totale di 30 persone accolte, 5 delle quali ospitate direttamente in arcivescovado. Ora ci si prepara per ripartire, con nuove comunità che hanno chiesto di unirsi alla rete.     

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