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Tessa Gelisio: ricette al sapore di mare

La nota conduttrice di Pianeta Mare è anche una grande appassionata di cucina di pesce ed è anche autrice di libri di ricette.


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«Certo sono in molti a invidiare il mio lavoro, sempre a stretto contatto con il mare, anche se per viaggiare così tanto occorre una grande passione». Lo dice la giornalista e conduttrice televisiva Tessa Gelisio, tosco-sarda nata ad Alghero e cresciuta a Rosignano Marittimo, una che il mare, la natura e i viaggi li ama da sempre. «Prima viaggiavo per divertimento, ora per lavoro. E se il lavoro è anche passione...».

Così Tessa, percorrendo da una sponda all’ altra il Mediterraneo e navigando da un’ isola all’ altra dei Tropici, con la sua trasmissione Pianeta Mare, è diventata anche autrice di libri di ricette di pesce e frutti di mare (l’ ultimo, La cucina del mare è stato appena pubblicato da Rizzoli).

«Solo nel Mediterraneo esistono quasi 400 specie ittiche, ma alla fine si mangiano sempre i soliti pesci. Bisognerebbe conoscere meglio le ricchezze del mare e imparare a cucinarle. Non è poi così difficile come sembra».

– Qual è il pesce più buono che le è mai capitato di assaggiare?

«Il cefalo di Cabras, in Sardegna. Il cefalo è un pesce che vive ovunque, anche nei porti. Se cresce in acque pulite, nutrendosi bene, è uno dei pesci migliori».

– In quale regione italiana si incontra la miglior cucina di pesce?

«Sicuramente in Sicilia. Basta pensare alle meravigliose sarde a beccafico».

– Qual è il suo primo piatto preferito a base di pesce?

«Il più buono che ho mai assaggiato è il risotto de go, piatto veneziano a base di go, pesciolini insignificanti dalla grande testa e con gli occhioni che vivono in laguna».

– Il pesce pescato in mare è meglio di quello di allevamento?

«Se si parla di certi allevamenti all’ estero, dove i pesci sono malnutriti, certamente sì. Ma orate e branzini allevati nelle nostre vasche a mare sono buonissimi. Ho provato una volta a fare un test a un gruppo di esperti: dovevano riconoscere i branzini di mare da quelli di allevamento. Non ne sono stati capaci».

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