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Crescere in una discarica

È ciò che accade ai bambini e alla comunità costretta a vivere nel "campo attrezzato" vicino a Giugliano, la Terra dei fuochi, dove i diritti più elementari, dalla scuola alla sanità, sono negati. Come denuncia il documentario "Terra promessa".


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Nella Terra dei Fuochi, ci sono anche i geyser. Fumarole di gas tossico che esce dal terreno nero e rende nauseabonda l’ aria, facendo scappare anche i topi. Peccato che sopra i geyser ci vivano circa 500 persone, di cui oltre 200 bambini. Sono le famiglie rom bosniache fuggite anni fa dalla guerra jugoslava che vivono nel “campo attrezzato” accanto a Masseria del Pozzo, una delle discariche più inquinate dell’ Area Vasta di Giugliano (Napoli).

Racconta la loro storia il documentario “Terrapromessa” che Mario Leombruno e Luca Romano hanno presentato al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Nell’ Area Vasta, ci sono ben sei discariche, in cui secondo le rivelazioni del pentito Vassallo sono stati sversati, oltre a quelli solidi urbani, grandi quantità di rifiuti speciali e pericolosi. Il campo rom sorge in un fazzoletto di terra stretto tra Taverna del Re, il più grosso sito di stoccaggio per finte ecoballe d’ Europa, e la Resit di Cipriano Chianese, dove ad ogni sversamento morivano pure i topi.

«Qui scaricavano rifiuti industriali e tossici, questa è la zona più pericolosa», dichiara nel documentario Mario de Biase, il commissario del Governo alle Bonifiche. A suo avviso, l’ area non è bonificabile e le esalazioni di biogas provenienti dalla discarica sono estremamente pericolose per la salute delle persone. «Il gas – spiega il comboniano Padre Alex Zanotelli – esce alla sera, intontisce e ha influenza sui volti dei bambini». Infezioni, asma e herpes da un lato, il triplo delle patologie tumorali registrate dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità dall’ altro.

E come ci sono finite 500 persone in un posto che è tutto tranne la “Terrapromessa”? Per decisione del Comune di Giugliano, cioè della terza città più grande della Campania, sciolto perché infiltrato dalla Camorra. Secondo i registi del documentario, «è la storia di un “crimine nascosto” perpetrato dall’ Amministrazione che ha identificato proprio quell’ area per allestire un campo, dopo quattro sgomberi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi venti anni».

Il Comune ha stanziato circa 400mila euro per l’ allestimento, soldi con cui è stata costruita una recinzione in metallo e sono stati installati alcuni container per i servizi igienici, ormai intasati e praticamente inutilizzabili. Non sono forniti servizi pubblici, né assistenza sanitaria, e anche la scuola non è un diritto: qualcuno ci prova, qualcuno va «tehara» (domani), qualcuno spera che dopodomani la scuola accetti l’ iscrizione.

La soluzione doveva essere provvisoria, ma dopo quasi un anno non si vedono alternative; così, le telecamere di “Terrapromessa” mostrano donne che passano le giornate a scopare il fango e bambini che giocano saltando pozzanghere puzzolenti. In un ghetto, in cui i ragazzi cresciuti ai margini della città soffrono maggiormente l’ esclusione sociale di cui è vittima il gruppo a cui appartengono. Magari in attesa che gli si faccia la predica sulla volontà di integrarsi.

Ma forse questa è la domanda che ci lascia il documentario di Leombruno e Romano: con quali prospettive può crescere un bambino che, letteralmente, abbiamo buttato in discarica?

Quii sotto, il trailer del documentario.

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