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Sul Lido il più piccolo esercito del mondo

Gianfranco Pannone racconta la Guardia svizzera: «Un’ esperienza spirituale»


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Il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha già avvertito autorità e giornalisti: nessuna paura. Anche se il 9 settembre sbarcherà al Lido L’ esercito più piccolo del mondo. Perché lo spirito del regista Gianfranco Pannone è quanto di più pacifista si possa immaginare e il suo docu-film è dedicato al corpo della Guardia svizzera, da secoli sentinella del Vaticano. «In cuor mio coltivavo la speranza di portare il lavoro a Venezia, ma temevo i soliti facili pregiudizi», spiega Pannone, 52 anni, napoletano, ma romano d’ adozione, alle spalle una sfilza di premi come documentarista.

«Barbera e i selezionatori hanno saputo cogliere l’ originalità di un film che non ha nulla di agiografico. Quando don Dario Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano, mi ha contattato è nata subito l’ idea di girare un dietro le quinte. Un’ esperienza spirituale e umana». La cinepresa segue infatti da vicino Leo e René, che salutano amici e familiari in Svizzera per trasferirsi a Roma, reclute del corpo di Guardia pontificio creato da papa Giulio II. Il primo è un ragazzo semplice, un guardaboschi felice di fare un’ esperienza formativa nella Città eterna. L’ altro è uno studente di Teologia dell’ Argovia, un giovane intellettuale cattolico che vuol capire che cosa significhi, oggi, indossare una divisa del Cinquecento. Di più: che senso abbia far parte di un variopinto ma per molti versi anacronistico corpo militare, agli ordini di un pacifista convinto come il Pontefice. Che cosa rappresenti oggi la Guardia svizzera in rapporto a una figura rivoluzionaria come quella di papa Francesco.

Lo spaesamento appena giunti nel caos di Roma. Le nuove regole. L’ addestramento, soprattutto per impugnare e gestire l’ alabarda. La palestra, la mensa, lo studio dell’ italiano, le sedute in sartoria: le divise storiche di ogni soldato vengono cucite su misura, una per una. Poi le prime guardie al Palazzo apostolico. Le lunghe notti di ronda per la Città del Vaticano. L’ emozione di chi veglia sulla sicurezza del Papa mentre riposa a Casa Santa Marta. René, la cui voce tedesca fuori campo a mo’ di diario viene sottotitolata, troverà poco a poco le risposte. Assieme allo spettatore sempre più curioso.

«Ho lavorato dentro al Vaticano per un anno. È stato un privilegio», dice Pannone. «Per non farmi fagocitare dal peso di una Storia millenaria così come dalla mia stessa fede, ho scelto uno sguardo laico, privo di retorica. Mi auguro che questa umanità trapeli dal film, arrivando a credenti e non».

La scoperta? «Che la Guardia svizzera non è coreografia. Così come la Chiesa non è museo ma realtà fatta di tradizioni e di sfaccettature, tante quante le variopinte pezze della sua divisa. Eppure unita», spiega il regista citando René. «E poi il nuovo clima instaurato da Bergoglio, quello di un Papa tra la gente».

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