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Styx, un film da vedere nei cinema parrocchiali (e non solo)

Esce il 15 novembre al cinema, con una distribuzione mirata nelle sale di comunità, questa intensa pellicola che racconta la storia di una velista che, nel mezzo dell'oceano, si trova di fronte un barcone carico di persone che da un momento all'altro rischiano di annegare. Un suo intervento rischia di aggravare ancora di più la situazione, ma può restare ferma di fronte a una richiesta d'aiuto? Una potente metafora che non riguarda il generico tema dell'accoglienza, ma la responsabilità individuale di un essere umano verso i suoi simili.


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Cosa fare se sei sola in mezzo all’ oceano con la tua piccola barca a vela e a poche decine di metri da te c’ è un peschereccio carico di migranti che sta per colare a picco? La guardia costiera ti suggerisce di non immischiarti, stanno arrivando loro a soccorrerli e un tuo intervento potrebbe aggravare ulteriormente la situazione perché i migranti, già stremati, potrebbero essere spinti a buttarsi in mare e quindi annegare mentre la tua barca è troppo piccola. Molto probabilmente hanno ragione, ma se poi vedi davvero un mare uno di loro, un ragazzino che annaspa tra le onde, come fai a non aiutarlo, tanto più che nella vita sei un medico?

Attorno a questa domanda ruota Styx, ossia Stige, il mitologico fiume degli inferi, film di produzione austro-tedesca, presentato alla Berlinale 2018, dove ha vinto il premio della Giuria Ecumenica e il Label di Europa Cinemas e ora concorre al premio Lux del parlamento europeo. Il tema di fondo non è cioè l’ accoglienza, una parola che può sembrare generica e lontana, ma la responsabilità individuale, le scelte che ciascuno di noi compie quando si trova di fronte altri esseri umani che chiedono aiuto. 

Il film inizia a Colonia: c’ è un incidente stradale e Rike, quarantenne medico, con la sua équipe soccorre prontamente il ferito: siamo nel cuore dell’ Europa più efficiente e che garantisce ai suoi cittadini il massimo dei diritti. Con uno stacco improvviso la ritroviamo a Gibilterra, da dove parte da sola con una modernissima barca a vela, alla volta dell’ isola di Ascensione, un paradiso in terra in mezzo all’ Oceano Atlantico, fra l’ Africa e il Sudamerica. Supera indenne una tempesta mantenendo sempre un teutonico controllo, che però vacilla quando con il binocolo vede sempre più vicino a lei un barcone carico di disperati. E lì si pone il dilemma: posso delegare agli altri l’ aiuto a esseri umani come me? Più di tanti altri documentari e film sul tema, Styge sa davvero se arrivare al cuore degli spettatori perché non è un film di denuncia, ma interroga la coscienza di ciascuno di noi che magari guardiamo con sincera indignazione le immagini del telegiornale dei migranti sballottati con le loro carrette da un porto all’ altro. Ma in concreto poi, se ci trovassimo in una situazione simile a quella di Rike, come ci comporteremmo?

Styge uscirà nei cinema il 15 novembre, ma la distribuzione punta molto soprattutto sui cinema di comunità. Sarà quindi fondamentale il passaparola per far sì che questo piccolo grande film abbia la visibilità che merita.

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