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Stop alle armi italiane dirette nello Yemen

Il CPIA di Cagliari, centro di formazione per adulti, ha sottoscritto un appello contro la fabbrica RWM che da anni vende armamenti all'Arabia Saudita, responsabili poi di stragi di civili. Un'azione che è contro i Diritti dell'Uomo e la Costituzione italiana


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Manifestazione contra la fabbrica di armi RWN sita vicino a  Cagliari ne sono state fatte molte negli ultimi anni, e di recente i manifestanti sono arrivati coi loro striscioni anche al Parlamento europeo. A mobilitarsi ora è una scuola,  il Centro Provinciale per l’ Istruzione degli Adulti di Cagliari, il cui personale docente e non docente ha firmato un appello per lo stop alla vendita di armi all’ Arabia Saudita, usate poi nella sanguinosa guerra dello Yemen e per la riconversione della fabbrica, indirizzato a numerosi soggetti, tra cui Il Presidente della Repubblica, i presidente di camera e Senato, Il Presidente del consiglio, i Ministeri, la regione Sardegna, il Parlamento europeo. I CPIA sono scuole statali la cui finalità è quella di fornire attività e servizi di istruzione e formazione in età adulta, operando in stretto raccordo con le autonomie locali, il mondo del lavoro e delle professioni. Il percorso formativo è aperto a tutti i cittadini, italiani e stranieri, che hanno compiuto il 16° anno d’ età. Il CPIA 1 copre con le sue 38 sedi, tutto il territorio che si estende da Cagliari fino a Isili. Nell’ appello si chiede 
1.    L’ immediata interruzione di ogni esportazione di materiali d’ armamento e di qualsiasi altro prodotto o sistema utilizzabile a scopi bellici prodotto in Italia e destinato all’ Arabia Saudita o a qualsiasi altro paese coinvolto nel conflitto in Yemen;
2.    L’ immediata sospensione di ogni autorizzazione di transito in Italia di navi o aerei che trasportino materiali d’ armamento destinati all’ Arabia Saudita o a qualsiasi altro paese coinvolto nel conflitto in Yemen;
3.     L’ immediata interruzione della produzione di armi nella fabbrica della RWM Italia situata nel territorio di Domusnovas-Iglesias;
4.    La riconversione della suddetta fabbrica per fini pacifici e utili ad una società civile e democratica.
Nella produzione di armi destinate all’ uccisione di vittime civili si intravede la violazione di diverse norme   etrattati. constatando che tutto ciò avviene in palese violazione 
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; la Carta dei Diritti fondamentali dell’ Unione Europea; l'art. 11 della Costituzione che recita  
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (...)”. E infine anche la legge 185/90, art. 1°, comma 6: 
“L'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati: 

a) verso i Paesi in stato di conflitto armato,(…); 
b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione; (…)
c) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa”;

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