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Stava per morire solo, ma due vicini gli hanno voluto bene giorno e notte

«Sto assistendo mio marito, ma quello nel letto vicino è un uomo di più di novant’ anni, molto grave; ad assisterlo giorno e notte si alternano due persone, marito e moglie. Credevo fossero i figli, invece scopro che sono solo i vicini di casa...». «Finalmente una buona notizia!» rispondono i nostri consulenti familiari.


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Sto assistendo mio marito, ma quello nel letto vicino è un uomo di più di novant’ anni, molto grave; ad assisterlo giorno e notte si alternano due persone, marito e moglie. Credevo fossero il figlio o la figlia. Invece scopro che sono solo i vicini di casa. Anzi, lui, il marito, quasi a scusarsi, mi ha detto: «È il nostro vicino. Non ha nessuno, non si è mai sposato. Gli vogliamo tutti bene». Non capisco, perché questa dedizione? Un figlio o una figlia non avrebbero fatto di meglio...

MARIA

— Finalmente una buona notizia e occhi buoni! Partecipiamo alla tua meraviglia, Maria: due non-parenti che rispetto alla cura di un novantenne si comportano da veri parenti… e quasi se ne scusano. E così tu hai potuto conoscere i rapporti di buon vicinato: quel vecchio ha vissuto una vita da solo, non ha dato fastidio a nessuno, ha curato il suo piccolo giardino, il suo piccolo orto; ora è vicino alla morte, ma non muore solo. Siamo di fronte a due piccoli misteri, che possiamo indagare con umiltà e ricavarne una lezione per il nostro vivere. Il primo: i due coniugi “samaritani” sono già nonni, hanno tempo, conoscono la lingua della necessità e forse un’ altra lingua, quella del «ciò che avete fatto ai piccoli, i bisognosi, l’ avete fatto a Me». E si alternano con affetto, con tatto: «è il nostro vicino», e questo dice non solo una relazione amicale, ma una parentela vera. La relazione d’ aiuto istituisce un legame, un vero legame; e sentiamo anche una coralità in quel «gli vogliamo tutti bene». Il secondo piccolo mistero, che ci aiuta a contemplare la vita, è la capacità di questo uomo solo di farsi amare! Ti hanno raccontato come conduceva la vita quell’ uomo che ora muore solo: un lavoro abitudinario in una tipografia, un giardino e un orto. Ma quante volte le verdure dell’ orto arrivavano sulla tavola dei due coniugi; e quante volte i figli piccoli andavano dallo “zio” che portava a casa ritagli freschi di stampa della tipografia in cui lavorava per la loro gioia; e quante volte lui, “lo zio”, è stato provvisorio baby- sitter per loro, entusiasti di stare con lui. E poi la parrocchia, quando dava una mano a spazzare le foglie cadute dagli alberi davanti al sagrato. Una vita di piccoli gesti, di gratitudine. E ora non si sa chi è grato a chi. È vero: la gratitudine – il riconoscere il bene ricevuto – ci rende umani! Grazie.

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