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«Ho due figli senza lavoro, questo Paese uccide la speranza»

Roberta è una mamma come tante. Spera che i suoi figli possano costruirsi un futuro grazie al lavoro. Ma osserva l'Italia di oggi e non riesce ad essere ottimista: troppe ingiustizie e diseguaglianze non cosentono di riprendersi da una crisi che non dà fiducia alle nuove generazioni.


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Caro don Antonio, sono un’ abbonata ed è la prima volta che le scrivo. Voglio riflettere con lei sulla situazione del Paese. Tv e giornali ci mostrano in continuità notizie su ingiustizie sociali, scandali, stragi e disastri. Con profonda tristezza ho appreso di un pizzaiolo che si è suicidato a seguito di un controllo fiscale: era stato multato di duemila euro da pagare entro 24 ore e di altri novemila da versare entro 15 giorni. La sua “colpa” è non aver regolarizzato la moglie che dava una mano nell’ attività di famiglia. In tempi di crisi si sarebbe potuto raggiungere un accordo ragionevole tra il lavoratore e il fisco, evitando tristi conseguenze. È giusto che i cittadini paghino le tasse, ma le leggi che regolano la convivenza civile vanno applicate tenendo conto dei casi concreti. Altrimenti, non si persegue la giustizia, ma una ingiustificata severità.

La pressione fiscale in Italia è molto elevata, un pesante fardello che opprime il cittadino, penalizzandolo nel suo diritto ad avere una famiglia, un lavoro dignitoso e una vita serena. Viviamo in un Paese dove c’ è chi ha troppo e chi non ha nulla: persone che accumulano diversi incarichi prestigiosi ben remunerati e uomini e donne (la maggioranza) che si arrangiano e fanno fatica ad arrivare a fine mese. Perché concentrare tanti ruoli in una sola persona? E anche i pensionati che continuano a lavorare perché privano i giovani di un posto di lavoro? Se la legge è uguale per tutti, perché si applicano due pesi e due misure? Per la gente comune le norme sono severe, per altri si trova un accomodamento. Sono madre di due figli senza lavoro e sono amareggiata da questa realtà che uccide il futuro e la speranza. Le aziende vogliono assumere persone con esperienza, ma nessuno si prende l’ onere di insegnare il mestiere ai giovani.

L’ attuale crisi economica è figlia di un’ economia che specula su tutto, scaricando i costi sui consumatori. Le banche si avvalgono di leggi che permettono loro di non subire i danni economici di cattivi investimenti finanziari, rivalendosi sui risparmiatori. Fino a quando ciascuno di noi penserà al proprio tornaconto personale (guadagno, carriera...), non ci sarà mai una società equa e giusta. Anche la Tv pensa solo a proporre programmi d’ intrattenimento del tutto inutili per sottostare alla legge del mercato e degli ascolti. Programmi televisivi come il Grande fratello o Affari tuoi, dove si regalano soldi senza alcun merito ma per pura fortuna, sono un insulto all’ intelligenza. E insegnano ai giovani che apparire in tv porta denaro, successo e popolarità senza impegno. Così, la società civile regredisce e perde importanti valori umani, morali e sociali ereditati dalla dottrina della Chiesa. Oggi, c’ è bisogno di una rinnovata coerenza evangelica per poter costruire una società migliore e più giusta.

Roberta B.

Tra i mali di questa società, oggi a prevalere è uno sfrenato individualismo, che ha spazzato via ogni idea di convivenza civile basata sulla condivisione, la solidarietà e la ricerca del bene comune. Situazione aggravata, ancor più, dalla crisi economica, che sembra non voler recedere, e che genera sfrenato egoismo e disinteresse totale delle necessità altrui. Ma una società che alza i muri e si chiude su sé stessa o che costruisce il proprio futuro sulla paura e la difesa strenua dei propri beni da non condividere con nessuno, è destinata a non crescere e a non avere speranza.

Oggi, la crisi più grave è la perdita dei valori, della centralità e dignità della persona umana. L’ economia finalizzata al profitto, da raggiungere a ogni costo, è semplicemente disumana. Crea una società dove le disuguaglianze tra poveri e ricchi si fanno ogni giorno più evidenti. E tramuta la stessa solidarietà tra le generazioni in una “guerra tra poveri”, perché la coperta è corta e non basta più per tutti. Così, gli anziani sono costretti a prolungare il tempo di permanenza al lavoro, mentre i giovani – sempre più delusi e demotivati –, se ne stanno ai margini, in attesa di qualche opportunità di occupazione.

Ad aggravare la crisi, ci si scontra con una politica ignara della povertà di un Paese ancora in recessione e dei problemi delle famiglie che non ce la fanno più a vivere con un minimo di decenza e decoro. Dal vocabolario comune sono stati banditi termini come impegno, sacrificio e formazione per risollevare le proprie sorti e quelle del Paese. Si preferisce tentare la fortuna in scommesse e giochi d’ azzardo, che proliferano come funghi e creano dipendenze anche nei più giovani. La tv non sa più che cos’ è la funzione educativa e affoga tra programmi insulsi e giochi banali, con abbondante sperpero di soldi dei contribuenti. Che fare? ne verremo fuori solo se cominceremo ad agire come comunità e non come singoli. Con coraggio, più etica e onestà, e rispetto della legalità.

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