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Soldi con competenza

Come raccogliere fondi per il volontariato. Una nuova professione che in Italia coinvolge 10 mila persone. Un master dell'università di Bologna diretto da Valerio Melandri.


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Si chiama “Professione fundraiser”, persone specializzate in raccolta fondi per il volontariato e il Terzo settore. In Italia 10 mila persone hanno scelto di specializzarsi in questo campo, rafforzando anche una posizione nel mondo del lavoro. Si tratta soprattutto di giovani e donne. A Castrocaro Terme da domani e fino al 13 maggio si terrà un convegno nazionale, una sorta di festival dedicato al «networking di fundraising», il più grande d'Europa, secondo solo a quello olandese. Un evento giunto alla quarta edizione e promosso dall'Università di Bologna, quindi con un profilo scientifico, ma anche con un fine divulgativo.

Promosso dal Master in Fundraising, della Facoltà di Economia del polo universitario di Forlì, diretto da Valerio Melandri, si tratterà di come e di chi raccoglie i fondi in Italia. «Fino a un decennio fa, il fundraiser era visto come un costo in più da sostenere per l'azienda ed era meglio arruolare dei volontari - spiega Valerio Melandri, docente di Principi e Tecniche del fundraising e direttore del Master in fundraising dell'Università di Forlì -. Oggi si è capito che per forti fini servono forti mezzi, dunque competenze qualificate e specifiche. E le Università insegnano queste tecniche ». Cosa fa di preciso il fundraiser? «Rende visibile l'invisibile - risponde Melandri -sostiene la buona causa, chiede donazioni ai privati cittadini, ma anche a imprese, fondazioni e a server ovvero gruppi di autosostegno del no profit. Ma i privati cittadini rappresentano l'80% dei donatori».

 Di questi tempi sembra paradossale parlare di donazioni al no-profit, ma secondo Melandri: «La ricchezza è completamente disgiunta dal momento della donazione, non si dona perché si è ricchi, ma perché si è amici dell'associazione che si vuole sostenere. Come il 5 per mille: è un atto di sussidiarietà, si preferisce dare parte delle nostre tasse a qualcuno che si ritiene 'buonò piuttosto che al Governo». L'Italia però non è ancora preparata al fundraising. «Si pensi che dopo il terremoto dell'Aquila abbiamo raccolto circa 40 milioni di euro - illustra Melandri - mentre nel Regno Unito, quando si verificano catastrofi del genere, si raggiungono i 400-500 milioni di sterline». Ora il 76% dei donatori è rappresentato dalle persone religiose. L'ambizione, dunque, è far diventare «il momento della donazione un'abitudine».

 Il Festival del fundraising dominerà per 3 giorni la scena del piccolo centro termale in provincia di Forlì. L'organizzazione dell'evento è di un gruppo di ex studenti di Melandri, ora fundraisers, e conta 40 volontari, 30 sponsor per accogliere i circa 600 partecipanti. Accorreranno 50 relatori esperti da ogni parte del mondo che offriranno una consulenza individuale e gratuita durante il momento intitolato «One to One».  Il tema predominante di questa edizione del festival sarà quello del taglio delle tariffe postali agevolate per il no profit. Sarà presente una buona fetta del mercato delle comunicazioni: tra cui agenzie di newsletter e una delegazione di Google, a questo proposito si è lanciata la sfida tra i sistemi on line e cartacei.

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Cittadini e fondi per il volontariato
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