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Sindone e don Bosco, Torino accoglie Francesco

Dal 1980 a oggi, questa è la quinta visita di un Papa. Com'è cambiata la città e la sua Chiesa. L'analisi del sociologo Franco Garelli.


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La due giorni che papa Francesco si appresta a vivere a Torino, il 21 e il 22 giugno prossimi, avviene all’ insegna di due grandi pellegrinaggi. Da un lato la visita alla Sindone, il raccoglimento di fronte a quel volto del dolore che la tradizione cattolica considera icona di Cristo. Dall’ altro lato, l’ omaggio a don Bosco, a duecento anni dalla nascita, per fare memoria delle grandi intuizioni dei santi sociali e della fecondità della carità cristiana nel corso della storia. Quella in programma è la quinta visita di un Papa a Torino in epoca recente (dal 1980 a oggi), terza nel nome della Sindone, seconda nel nome di don Bosco. La città, dunque, si onora sovente della visita del grande pastore, e ama pensare di avere un rapporto privilegiato con i successori di Pietro, che di tanto in tanto si affacciano in questo lembo di terra perché essa non perda la sua anima di fondo.

La Chiesa di Torino ha seguito passo passo le alterne vicende della metropoli. È una Chiesa operosa, sempre impegnata a promuovere i legami sociali e la solidarietà. Forse si distingue di meno per lo slancio culturale, mentre qua e là si coglie quel velo di stanchezza tipico di coloro che stanno sempre sulla breccia. Ma non mancano eccellenze e “casi esemplari”, nell’ educazione dei giovani come nell’ accoglienza degli immigrati, in tema di famiglia e di formazione cristiana, sulla cultura della legalità e nella creazione di un’ agorà che richiama i politici alle loro responsabilità.

La Chiesa di Torino ha seguito passo passo le alterne vicende della metropoli. È una Chiesa operosa, sempre impegnata a promuovere i legami sociali e la solidarietà. Forse si distingue di meno per lo slancio culturale, mentre qua e là si coglie quel velo di stanchezza tipico di coloro che stanno sempre sulla breccia. Ma non mancano eccellenze e “casi esemplari”, nell’ educazione dei giovani come nell’ accoglienza degli immigrati, in tema di famiglia e di formazione cristiana, sulla cultura della legalità e nella creazione di un’ agorà che richiama i politici alle loro responsabilità.

Franco Garelli

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