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«Sesso, i giovani imparino a controllare gli istinti»


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Sono una pensionata e noto come per i giovani fare sesso, anche dopo pochi incontri, sia normale, e con persone diverse. D’ altra parte, attori, cantanti, persone dello spettacolo ci danno l’ esempio che si può passare da un amore all’ altro facilmente e senza troppi rimpianti. Anche in presenza di figli. Il Signore ci ha dato un corpo meraviglioso e vuole che lo doniamo totalmente a un altro/a. Cambiare partner continuamente non serve, perché la vera felicità è imparare a controllare gli istinti, a convivere con l’ altro con i suoi pregi e difetti, a superare insieme i momenti duri. Sono sposata da 38 anni, ho vissuto con mio marito 10 lunghi anni di problemi (non per colpa nostra), sono stata pure male. I problemi li abbiamo superati e ora, alla nostra età, viviamo una situazione di particolare intesa e collaborazione. Se ci fossimo separati avremmo rovinato la vita dei nostri figli. Penso che dopo il male può venire il bene, l’ amore duraturo è una conquista.

ANNA

Cara Anna, grazie per la tua testimonianza e la tua riŽflessione. Oggi i media ci presentano come normale avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio e magari con il primo che capita. Si tratta di una banalizzazione del sesso, come se fosse un bene di consumo o una semplice gratificazione personale. Così diventa una forma di chiusura in sé stessi, nella ricerca del proprio piacere. Mentre Dio ha creato la sessualità come apertura verso l’ altro, come segno dell’ amore reciproco, l’ unione di due persone. Per questo la Chiesa insegna, per il bene delle persone, che il contesto appropriato per i rapporti sessuali è il matrimonio, cioè un comune progetto di vita che esprime la comunione tra i due sposi e l’ apertura alla fecondità. Come ha detto san Giovanni Paolo II, «non vi può essere umana spontaneità in tutti i moti e impulsi che nascono dalla pura concupiscenza carnale, priva com’ è di una scelta e di una gerarchia adeguata. È proprio a prezzo del dominio su di essi che l’ uomo raggiunge quella spontaneità più profonda e matura, con cui il suo “cuore”, padroneggiando gli istinti, riscopre la bellezza spirituale del segno costituito dal corpo umano nella sua mascolinità e femminilità» (vedi anche Amoris laetitia n. 151).

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