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Se il povero diventa invisibile

Libri e spettacoli puntano il dito sul precariato che si sta diffondendo come un morbo nella nostra società. Tanto che una università romana ha deciso di dedicargli una cattedra...


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   Hai 50 anni (18 mila giorni), all'improvviso perdi il lavoro, entri in crisi, con pesantissimi riflessi sulla vita familiare e affettiva. Diventi un fantasma, invisibile, perché hai perso la dignità. Lo racconta 18.000 giorni - Il pitone, lo spettacolo teatrale scritto da Andrea Bajani e portato in scena all'Elfo di Milano dalla forza recitativa di Giuseppe Battiston e dalla poesia musicale di Gianmaria Testa (fino al 27 marzo, www.elfo.org). Il duo racconta il passaggio dal lavoro come diritto al precariato.

   Ai nuovi poveri è dedicato un saggio firmato a quattro mani da Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana di Torino, e la sociologa Chiara Saraceno. I nuovi poveri (Codice edizioni) sono il frutto delle politiche sociali dell'ultimo decennio e della recessione. Si aggirano fra di noi, in una zona grigia e spesso invisibile, fatta di insicurezza e fragilità. Una situazione che porta nuovi pericoli, dall'esclusione sociale alla rottura del diritto di cittadinanza democratica.

   La cultura non si limita a osservare analizzare le nuove povertà. La Lumsa (libero ateneo cattolico di Roma) ha istituito una cattedra intitolata a Federico Ozanam, fondatore della Società Vincenzo De Paoli, beato, per dare un contributo concreto alla riflessione sulla carità solidale oggi e sui compiti del cattolicesimo sociale. Un ciclo di incontri ad aprile inaugurerà la cattedra (www. lumsa.it).

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Giuseppe Battiston e Gianmaria testa in 18.000 giorni - Il pitone, all'Elfo Puccini di Milano.
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