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Scuola: Renzi ricordati le paritarie

Oggi il Consiglio dei ministri sulla buona scuola. Grande attesa per le decisioni sulle paritarie. le richieste di 44 Parlamentari.


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Domani potrebbe essere una giornata decisiva per tutti i genitori che hanno esercitato la libertà di scegliere per i figli una scuola paritaria. Il cosiddetto “pacchetto scuola” infatti dovrebbe confluire in un decreto e un disegno di legge delega nella riunione del Consiglio dei ministri. Nei provvedimenti dovrebbe essere finalmente compresa la detrazione fiscale delle rette per i genitori dei ragazzi che non gravano sulla scuola statale. Speriamo che il premier Renzi e il suo governo non se ne dimentichino, magari per dare ascolto a quelle voci che continuano a contrapporre le paritarie alle statali come se entrambe non fossero al servzio degli studenti.

Per spingere il Governo a non “dimenticare” questo provvedimento, 44 deputati della maggioranza esponenti di diversi partiti hanno scritto una lettera al premier Renzi che è stata pubblicata ieri sul quotidiano Avvenire.  L’ occasione dei provvedimenti sulla buona scuola è stata definita dai firmatari  (il primo è Gian Luigi Gigli) “irripetibile per superare lo storico gap della scuola in tema di pluralismo e libertà d’ educazione.  Dall’ unità nazionale in poi, si è discriminato l’ accesso alla scuola pubblica non statale da parte delle famiglie meno abbienti, si è trasformata una scuola a vocazione comunitaria in una scuola per ricchi e si sono costrette le famiglie che decidono di optare per la scuola non statale a una doppia imposizione, quella della tassazione generale e quella delle rette”.

 Come fanno notare i firmatari, la scuola paritaria, che accoglie oltre un milione di alunni, fa risparmiare alla finanza pubblica cifre ingenti, se si pensa che il costo standard di uno o studente è stato calcolato dal Miur in circa 6.000 euro all’ anno, per non parlare dei costi dell’ edilizia scolastica. “Assistere inerti alla morte lenta della scuola pubblica non statale, proprio mentre si avvia la rivoluzione della buona scuola”, fanno notare i firmatari (tra i quali Paola Binetti, Rocco Buttiglione,Giuseppe Fioroni, Edoardo Patriarca, Mario Sberna), “significherebbe rinunciare non solo al suo valore aggiunto di libertà e di sussidiarietà, ma anche allo stimolo di una positiva competizione, utile per innestare nella scuola statale elementi d’ innovazione, di sperimentazione e di economicità di gestione. Significherebbe anche assumersi i costi derivanti dal riversarsi degli alunni nel circuito statale, riducendo paradossalmente le risorse per le stesse scuole statale".

 La detrazione fiscale dei costi da parte delle famiglie che possono pagare le rette, che  si accompagnerebbe a un buono scuola per quelle che non sono in grado di farlo, va nella direzione di quanto accade negli altri Paesi europei, peraltro invitati  a muoversi in questa direzione da due Risoluzioni del Parlamento europeo citate dai firmatari, una del 14 marzo 1984 e l’ altra del 4 ottobre 2012.

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