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Ecco la Scala ai tempi dell'Expo

Alexander Pereira ha presentato la stagione che coprirà il grande evento internazionale, richiamando turisti da tutto il mondo: accanto a una serie di titoli "popolari" che valorizzano il repertorio italiano, alcune scelte meno scontate. A partire da "CO2" di Giorgio Battistelli.


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Dopo sole 24 ore dalla presentazione da parte del ministro Franceschini di un rapporto firmato da Symbola ed Unioncamere sul “valore economico della cultura” (214 miliardi di euro, pari al 15% della ricchezza nazionale, con ogni euro investito che ne produce 1,67 sul resto dell’ economia), il Teatro alla Scala di Milano, ha reso noto martedì 17 il suo Cartellone 2014-2015.

Alexander Pereira, rimandato alla fine del 2015 il contenzioso che lo aveva coinvolto per aver acquistato alcuni allestimenti senza ancora averne la piena delega, ha per un’ ora e mezza elencato la lunghissima lista degli appuntamenti previsti. Perché la cosa abbia rilevanza nazionale ed internazionale è presto detto: la Scala  - e le cifre iscritte nel rapporto sulla cultura lo dimostrano – è un volano per l’ intero Paese; la Scala  è il nostro Teatro-Simbolo (il suo marchio è stato spesso paragonato a quello della Ferrari); nel 2015 Milano ospiterà l’ Expo. Ne deriva che le scelte di un sovrintendente non sono soltanto di natura artistica, e non interessano solo la fascia dei melomani e degli appassionati di musica.

Pereira dunque è stato chiarissimo: la Scala deve essere soprattutto un Teatro che valorizza il grande repertorio italiano, nel quale devono esibirsi i più grandi cantanti (e molti di loro, ha aggiunto, hanno paura del pubblico scaligero) e deve per un terzo produrre nuovi spettacoli, per un terzo usare i migliori allestimenti del passato e per il rimanente terzo coprodurre con gli altri teatri del mondo.

17 titoli d’ opera e 7 di balletto non sono pochi. Ma, al di là delle produzioni collocate nei mesi invernali - il Fidelio di Beethoven inaugurale, Die Soldaten di Zimmermann, una nuova Aida con la regia di Peter Stein (primo vero titolo voluto da Pereira, essendo stati i 2 precedenti decisi dal sovrintendente uscente Lissner), la conclusione del ciclo Monteverdi o il Lucio Silla di Mozart - è la concentrazione di “aperture di sipario” nel periodo dell’ Expo (1 maggio – 31 ottobre) che più interessa la Città: visto che da tutte le parti del mondo giungeranno nel capoluogo visitatori che sognano di assistere a uno spettacolo.

Ecco dunque titoli “popolari” e di repertorio, come Turandot (che sarà anche l’ unica opera diretta dal futuro direttore musicale Riccardo Chailly), Carmen, Lucia di Lammermoor, Cavalleria e Pagliacci, Tosca, Barbiere di Siviglia, La bohème (con Gustavo Dudamel sul podio e l’ Orchestra Simòn Bolivar del Venezuela), l’ Elisir d’ amore, Falstaff (con Daniele Gatti).

Ma, accanto a questi, le scelte meno scontate: come CO2, la nuova opera di Giorgio Battistelli su libretto di Al Gore dedicata ad un tema vicino a quello dell’ Expo, la Terra; l’ Otello di Rossini, assente dal teatro da un secolo e mezzo; e Fin de partie, la prima opera del quasi novantenne György Kurtág che chiuderà la maratona.

Splendida e ricchissima sarà poi la rassegna delle grandi orchestre:
a partire dai Berliner Philarmoniker con Simon Rattle. Come reagirà il pubblico e come reagiranno i visitatori? Pereira ha ritoccato i prezzi all’ insù: ma ha anche introdotto molte serate a prezzo dimezzato, un’ opera per bambini (si aspetta 25.000 presenze) e ha chiamato direttori italiani meno noti al pubblico milanese (come Carlo Rizzi e Massimo Zanetti) e alcuni grandi “vecchi” (Lorin Maazel, Nello Santi, George Prêtre: ma verranno? Le loro condizioni di salute sono precarie).

Insomma, non ha avuto il tempo per programmare con grande anticipo. Ma se la scommessa sul grande repertorio con in più qualche “chicca” si dimostrerà giusta , il tutto-esaurito è alla portata del botteghino. E la cultura si dimostrerà un’ arma vincente su tutti i fronti.

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Sopra: la Cavalleria rusticana. In alto: Alexander Pereira.
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