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«Chiama i tuoi peccati per nome, sarai un uomo nuovo»

Il Papa ha messo in guardia dal prendere poco e male le distanze dai nostri peccati, quasi che per cancellare il male fatto bastasse una mano di vernice. E ha spiegato come vada intesa la vera conversione, permettendo a Dio di rendere la nostra anima più bianca della neve.


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Non confondere il male con il bene. Ancorare mente, cuore e vita alla verità.  Sono questi i presupposti della vera conversione. Ecco la chiave d'accesso alla nostra anima che permette a Dio di farci nuovi. Lo ha spiegato il Papa, stamane, durante l'omelia della consueta Messa mattutina a Santa Marta. Chiamare i nostri peccati  con tanto di «nome e cognome» ci aiuta «a prepararci al Natale con grande fede», perché «per la guarigione dell’ anima, per la guarigione esistenziale la ri-creazione che porta Gesù ci vuole grande fede», ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio. Ed ha aggiunto: «Essere trasformati, questa è la grazia della salute che porta Gesù». E bisogna vincere la tentazione di dire «io non ce la faccio», ma lasciarci invece «trasformare», «ri-creare da Gesù».

«Coraggio» è la parola di Dio: «Tutti siamo peccatori, ma guarda la radice del tuo peccato e che il Signore vada laggiù e la ri-crei; e quella radice amara fiorirà, fiorirà con le opere di giustizia; e tu sarai un uomo nuovo, una donna nuova. Ma se noi: ‘Sì, si, io ho dei peccati; vado, mi confesso… due paroline, e poi continuo così…’ , non mi lascio ri-creare dal Signore. Soltanto due pennellate di vernice e crediamo che con questo sia finita la storia! No! I miei peccati, con nome e cognome: io ho fatto questo, questo, questo e mi vergogno dentro il cuore! E apro il cuore: ‘Signore, l’ unico che ho. Ricreami! Ricreami!’ E così avremo il coraggio di andare con vera fede verso il Natale».

A dire il vero, ha denunciato il Papa, noi «cerchiamo» spesso «di nascondere la gravità dei nostri peccati». Per esempio quando sminuiamo l’ invidia. Questa, invece, ha detto Francesco «è una cosa bruttissima! E’ come il veleno del serpente» che cerca «di distruggere l’ altro!». Il Papa ha incoraggiato, dunque, ad «andare al fondo dei nostri peccati e poi darli al Signore, perché Lui li cancelli e ci aiuti ad andare avanti con fede». Poi Francesco ha raccontato un aneddoto di un santo, «studioso della Bibbia» che aveva un carattere troppo forte, con tanti moti di ira e che chiedeva perdono al Signore, facendo tante rinunce e penitenze: «Il santo, parlando col Signore diceva: ‘Sei contento, Signore?’ – ‘No!’ – ‘Ma ti ho dato tutto!’ – ‘No, manca qualcosa…’ . E questo povero uomo faceva un’ altra penitenza, un’ altra preghiera, un’ altra veglia: ‘Ti ho dato questo, Signore? Va bene?’ – ‘No! Manca qualcosa…’ – ‘Ma cosa manca, Signore?’ – ‘Mancano i tuoi peccati! Dammi i tuoi peccati!’ . Questo è quello che, oggi, il Signore ci chiede a noi: ‘Coraggio! Dammi i tuoi peccati e io ti farò un uomo nuovo e una donna nuova’ . Che il Signore ci dia fede, per credere a questo».

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