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Rosalina Neri: non sono solo la sosia di Marilyn

La cantante e attrice racconta cosa ha significato l’ incredibile somiglianza con la Monroe che nel 2016 avrebbe compiuto 90 anni. E di quell’ incontro con lei a New York in un night.


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Marilyn Monroe è viva, mangia salmone affumicato, beve whisky addolcito con un goccio d’ acqua e ascolta Vasco Rossi. Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso, cantava Lucio Dalla. E, prima di tutto, come dimostrano le locandine del Teatro alla Scala che adornano i muri della sua casa milanese, Rosalina Neri è stata una grande soprano.
Ma, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per milioni di persone è stata la “Marilyn Monroe italiana”. Quella vera quest’ anno avrebbe compiuto 90 anni. Lei, che a ragione non vuole essere etichettata solo come la sua sosia, ne ha qualcuno in meno. E nello spettacolo che ha appena portato in scena al Teatro Parenti, (perché oltre a cantare è anche una formidabile attrice), Je me fut – Memorie false di una vita vera, immagina Marilyn nascosta in una casa di riposo: «Credo che non avrebbe accettato di invecchiare in pubblico: lei per tutti doveva restare sempre bellissima».
Rosalina diventò Marilyn, anzi “Merilina” come la chiama lei, grazie a un’ intuizione di Marcello Marchesi, il grande scrittore e regista che la volle in Tv nel suo programma Invito al sorriso. «Io di mio sono mora (proprio come la Monroe, ndr,) Un giorno Marchesi mi disse: “Domani ti facciamo bionda”. Andavamo in onda il giovedì sera. Il giorno dopo tutti dissero che ero identica alla “Merilina”».
La fama della “Marilyn Monroe italiana” in breve varcò i nostri confini e Rosalina fu invitata in Inghilterra a girare uno spot per un caffè. E lì conobbe la “Marilyn inglese”, l’ attrice Diana Dors: «Era più alta di me ed era bellissima. È stato grazie a lei che a una festa ho conosciuto il mio grande amore». Jack Hylton, famoso direttore d’ orchestra e impresario. «Avevo un abito preso a nolo che somigliava a quelli indossati dalla Monroe, ma bastò: fu un colpo di fulmine».
Le concatenazioni del destino continuarono perché grazie a Hylton Rosalina conobbe la vera Marilyn. «Jack mi aveva portato con sé a New York a vedere nuovi spettacoli da portare in Inghilterra. Dopo una notte passata in giro, la vidi all’ entrata di un night: era ubriaca, si reggeva a stento in piedi, era vestita di nero e aveva una calza tutta smagliata. Eppure era così carina, povera stella. Di sicuro, anche in quelle condizioni, era molto più bella di me».
Marilyn comunque si accorse dell’ eccezionale somiglianza con lei. «Mi guardò e con la sua voce così dolce esclamò: “Oh my God! What’ s your name?” (Mio Dio! Come ti chiami?). Le risposi che mi chiamavo Rosalina e lei allora mi disse che avrebbe parlato con suo marito (Arthur Miller, il celebre drammaturgo, ndr,) che stava scrivendo il suo prossimo film: il suo personaggio si sarebbe chiamato come me».
Andò davvero così. Il film Gli spostati uscì nel 1961 con la regia di John Huston e la Monroe interpretava Roslyn Taber, una donna contesa dal cow boy Clark Gable e dall’ aviatore Montgomery Clift. Fu un capolavoro maledetto per i tre protagonisti: Gable morì d’ infarto dopo la fine delle riprese, la Monroe l’ anno dopo, il 5 agosto, Clift nel 1966. «Ero nella mia casa di Antibes quando lo seppi. Non me l’ aspettavo. Non ho mai creduto alla tesi del suicidio. Marilyn mi sembrava una donna piena di vita. Chissà cosa davvero è successo quella notte». L’ altra tesi sulla morte dell’ attrice è quella del coinvolgimento dei fratelli John e Bob Kennedy, entrambi amanti della Monroe. Tutti ricordano quando nel maggio del 1962, pochi mesi prima di morire, alla festa di compleanno di John Kennedy al Madison Square Garden di New York Marilyn cantò “Happy Birthday Mr. President”. Di sicuro, e questa è un’ altra coincidenza incredibile, Rosalina durante una cena si ritrovò accanto proprio al presidente degli Stati Uniti. «Ero lì perché Jack era stato invitato. Ero l’ unica donna quella sera. Io e lui mangiammo lo stesso piatto: le rane alla provenzale. Fu molto gentile con me e sicuramente notò la mia somiglianza con Marilyn. Ma non disse nulla. Probabilmente sapeva che Jack era un uomo gelosissimo…».
Dopo la morte dell’ attrice, Rosalina attraversò un periodo difficile: «Nel mondo dello spettacolo tutti dicevano: “Questa è una povera cretina, pensa di essere Marilyn Monroe”. Non mi volevano più. Ma io non ho mollato». E ha fatto bene perché, grazie a Filippo Crivelli e a Giorgio Strehler, è tornata a calcare le scene alla grande e non ha più smesso.
Ma ora basta con i ricordi. Rosalina prende una bottiglia di whisky: «Brindiamo. A Marilyn».

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