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Roma il giorno dopo, il silenzio assordante del pallone

Il calcio tace, nessuno ha una parola pubblica. Né l'Uefa, né i calciatori, né gli sponsor paiono avere un minimo sussulto di indignazione per il corredo di violenza attorno al calcio, come se il problema non li riguardasse.


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Il giorno dopo la devastazione, tra rifiuti da ripulire e rimpalli di polemiche politiche da rimbalzare, spicca il silenzio assordante del calcio. Neppure una parola a caldo. Quasi che quello che è accaduto attorno a una partita di Europa League non fosse affare del pallone.

L’ Uefa fa trapelare la parola “allibiti”, ma tra lo scempio di Campo de’ fiori e l’ assalto alla Barcaccia aveva avuto il tempo di precisare ad alcuni organi di stampa che la sua giurisdizione finisce attorno allo stadio, che il resto è competenza dell’ ordine pubblico. D’ accordo la giurisdizione, nessuno pretende che l’ Uefa faccia le veci di prefetti e questori, ma l’ indignazione? Sul sito della federazione europea tra ieri sera e stamattina solo la cronaca di un’ ordinaria serata di Europa League: partite, risultati, goal.

Neanche un fiato sul teatro dell’ assurdo
che ha messo a soqquadro una città tra le più preziose al mondo. E intanto però lì sulla pagine ufficiale, in basso a sinistra, il progetto Fair-play, con la scritta “Respect” bianca in campo blu, fa bella mostra di sé. Chissà se qualcuno noterà, prima o poi, l'effetto beffardo che fa la notizia che annuncia l’ Olanda in corsa per il premio finale, dopo che gli Hooligans olandesi hanno trasformato Piazza di Spagna e la Barcaccia del Bernini in pattumiere e orinatoi a cielo aperto?

Per carità nessuna sorpresa, il calcio è abituato a vivere nella bolla, impenetrabile al mondo. Ma davvero nessuna squadra, nessun capitano, nessun allenatore, nessun calciatore, tra quelli che mettono la faccia sui bei progetti educativi – quando l’ insindacabile termometro dei loro procuratori decide che è ora di dare una pompatina all’ immagine – ha avuto ieri sera un moto a caldo di disgusto, un guizzo di desiderio di prendere una posizione forte, coraggiosa, spontanea contro la violenza,  fosse soltanto per il brivido di provare che effetto fa tirarsi dietro le folle di ragazzini per un’ idea dentro la testa anziché per le improbabili acconciature che vi impalcano sopra? No. Peccato.

E nessuna società, di quelle che pesano davvero in Europa e Champions League, se la sente di dire, magari preventivamente, forte e chiaro  ai suoi sostenitori che non apprezza forme d’ amore a tal punto sconsiderate? A giudicare dalla reazione del Feyenoord si direbbe di no. Visto che, dopo la performance dei suoi mille barbari ubriachi, non ha trovato una parola di scuse, ma solo lamentele.

E gli sponsor che tra le voci hanno in capitolo la più pesante, quella dei quattrini, in tutto questo, hanno niente da dire? Pare di no, neanche loro. E vien da chiedersi se il silenzio per loro non sia d’ oro in senso proprio, se per caso alla fine non lo soppesino in mano, nella vasca da bagno, come Paperone.

D'accordo, prendiamo atto. Ma d'ora in avanti tutti quanti ci facciano la grazia di risparmiarci la foglia di fico dei progetti educativi edificanti. Almeno quello. Per coerenza.  Per decenza.

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