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Rivoluzione Green Pass, da oggi tutti in sicurezza

Una misura che ci aiuterà a ripartire. Ecco perchè il Governo non vuole rendere gratuiti i tamponi necessari alla certificazione verde


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Dura la vita senza Green pass, forse impossibile. Bisognerà portarlo con sé come si portano le chiavi di casa, il portamonete per pagarsi un caffè, l’ abbonamento del metrò, il badge per entrare al lavoro. Oltre che per entrare praticamente in qualunque luogo, dai ristoranti  ai teatri, da oggi sarà obbligatorio per 23 milioni di lavoratori: dipendenti del pubblico e del privato, autonomi, titolari di partite Iva. Chi ne è sprovvisto è considerato “assente ingiustificato” fino alla sua presentazione, con relativa sospensione dello stipendio (ma senza conseguenze disciplinari, a meno che non lavori nel mondo della scuola).

In realtà il green pass è anche un incentivo a vaccinarsi, il penultimo gradino prima dell’ obbligo di immunizzazione per tutti. Il governo infatti ha scelto di usare la mano pesante contro i no green pass e il guanto di velluto contro i no vax. Come è noto la carta verde si può ottenere se si è guariti dal Covid (per sei mesi per chi è senza vaccino), 14 giorni dopo aver ricevuto la prima dose del siero o subito dopo la seconda dose (in questi casi dura 12 mesi). Oppure, nel rispetto di chi non si vuole vaccinare, dopo aver effettuato un tampone antigenico o molecolare, con esito negativo, con durata rispettivamente di 48 o 72 ore. Dopodiché bisognerà rifarlo. Per i soggetti “fragili” (che non possono vaccinarsi) il test molecolare o antigenico è sempre gratuito.

Il governo ha imposto prezzi calmierati per i tamponi: 15 euro per gli adulti, 8 per i minori, ma in ogni caso dovranno essere a carico dei lavoratori. Grillo, la Meloni e Salvini – leader dei movimenti in cui si riconoscono molti no vax, anche se i sondaggi dicono che almeno il 70 per cento dei loro elettori sono favorevoli a immunizzarsi -  ieri hanno reiterato la richiesta di pagare il tampone a chi non si è voluto vaccinare. Anche i sindacati chiedono lo stesso provvedimento e parlano di discriminazione (il datore di lavoro potrebbe “regalare” il test ai dipendenti in suo favore e farli pagare agli altri). In effetti conti alla mano il provvedimento è un bel salasso per il lavoratore no vax. Basta fare un po’ di conti: 15 euro ogni 48 ore,  fate un po’ voi come una detrazione in busta paga di 150 euro al mese. E visto che il test non viene pagato in rapporo al reddito, i più poveri sono quelli che ci rimettono di più. Significa che lo Stato vuole vessare i lavoratori no vax?

L’ obiezione è che il green pass, oltre che proteggere la salute di chi ci sta accanto, è un incentivo a vaccinarsi e dunque se il tampone fosse gratuito non rappresenterebbe più un pungolo a immunizzarsi. In questo caso insomma il tampone è come una sanzione, una sorta di multa, di percorso a ostacoli, una scocciatura di Stato per convincersi che è meglio vaccinarsi.  

Dopo qualche mese di frizioni e critiche a distanza anche le parti sociali concordano sulla certificazione di immunità al Covid. A cominciare da Confi¬Éndustria. «Noi da sempre siamo stati per l’ obbligo vaccinale e la certificazione vaccinale», è il commento del presidente Carlo Bonomi, «anche se non possiamo non renderci conto che per lungo tempo la politica non sembra trovare una sintesi. Ma noi abbiamo necessità di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro». Anche la direttrice generale di Confindustria Francesca Mariotti aveva da tempo presentato un piano per la vaccinazione obbligatoria per tutti i dipendenti delle imprese private associate all’ organismo di Viale Astronomia.  Per i soggetti “fragili” (che non possono vaccinarsi) il test molecolare o antigenico è sempre gratuito. «Il Green pass è fondamentale, anche se può essere un aggravio per i datori di lavoro», commenta Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. «Ma è stato giusto introdurlo in nome del bene comune, cioè della salute di tutti i lavoratori. L’ importante è che non crei disparità e discriminazioni tra i lavoratori. Il no vax non fa un grande atto d’ amore per l’ azienda e la collettività, ma non può essere penalizzato o licenziato. Il recente decreto prevede la sospensione dal lavoro senza retribuzione, ma non c’ è licenziamento. Mi pare una soluzione saggia». Anche Luigi Sbarra, segretario Generale Cisl, plaude alla decisione decisione del Governo di dare regole uniformi e coerenti per l’ accesso ai luoghi di lavoro con il Green pass. «Un provvedimento condivisibile», commenta, «che recepisce nostre precise sollecitazioni dopo le troppe contraddizioni, fughe in avanti e decisioni unilaterali di questa estate da parte di alcune aziende. È un bene anche che si sia sgombrato il campo da inaccettabili sanzioni disciplinari: non potranno esserci né licenziamenti, né demansionamenti o discriminazioni. Non avevamo e non abbiamo alcun pregiudizio sull’ estensione del certicato verde, che rappresenta un’ opportunità per mandare in profondità la campagna di immunizzazione nelle more di una legge sull’ obbligo vaccinale, che per la Cisl è la strada migliore per sconfiggere il virus e la crisi economica». 

 

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