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Taranto, riesplode la rabbia

Nuova ordinanza di chiusura degli impianti Ilva e torna la protesta


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Torna la rabbia nelle strade di Taranto, dove esplode di nuovo la protesta degli operai dello stabilimento siderurgico Ilva. Gli operai alle 9 hanno cominciato lo sciopero di due giorni proclamato da Fim Cisl e Uilm Uil contro il blocco degli impianti disposto dal Gip Patrizia Todisco. Il giudice ha così bocciato il piano di risanamento dell'azienda e ribadito la sua chiusura senza possibilità di mantenere la produzione, anche a basso regime.

Nella mattina di giovedì un migliaio di lavoratori hanno bloccato la statale Appia, nei pressi della Direzione dello stabilimento, e la 106 Jonica che collega Taranto a Reggio Calabria. Alcuni momenti di accesa discussione e di tensione si sono verificati vicino alla portineria A dello stabilimento dove il 'Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti' ha cercato di convincere gli operai a non occupare le strade e a non aderire alla manifestazione. Allo sciopero non aderisce la Fiom, che ritiene sbagliato contrapporsi alla decisione della magistratura.

Intanto altri gruppi di operai protestano issati sulla torre di smistamento dell'altoforno 5, a 60 metri di altezza, e sulla passerella del camino E312 dell'area Agglomerato. I manifestanti si alternano sulla sommità delle due strutture per richiamare l’ attenzione sulla vertenza e l’ adozione di provvedimenti in difesa del lavoro. Il giudice Todisco ha messo sotto sequestro l'area a caldo dello stabilimento il 26 luglio scorso. Nelle settimane seguenti l'azienda, presieduta da Bruno Ferrante, si è impegnata con 400 milioni di euro per avviare le operazioni di risanamento dell'impianto e anche il Governo ha sbloccato dei fondi per le bonifiche. Ma il gip Todisco ritiene queste misure insufficienti per la tutela della salute degli operai e dei cittadini di Taranto.

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