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Ragazzi potete farcela da soli

La maturità è il primo vero esame che un ragazzo affronta nella vita. E’ un passaggio verso l’ età adulta: tanto vale affrontarlo con le proprie forze.


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Con il tema e la seconda prova scritta sono cominciati gli esami di maturità. Finalmente penseranno i ragazzi coinvolti, ma anche chi ha intorno i genitori degli stessi, quelli che dicono “domani abbiamo la versione di Latino”, quelli che non parlano d’ altro che di crediti e medie ponderate, quelli che si sono già messi in ferie da tempo per sostenere il maturando di casa, che da mesi ipotizzavano temi possibili per la prova scritta d’ italiano o che cercavano di carpire notizie sui commissari esterni che il loro “piccolo” avrebbe dovuto affrontare.
Sono le mamme (soprattutto) , ma non mancano i papà che dalle elementari il percorso scolastico l’ hanno rifatto una seconda volta, più difficile, forse, e anche più ansiogeno, di quello interpretato ai loro tempi in prima persona. Sono i genitori che vorrebbero sedersi nel banco del figlio e ancor più poter sostenere lo sguardo di quella commissione davanti a cui si troverà l’ allievo, finalmente alle prese   con la prima, vera, prova della propria vita. Perché è questo che succede in un sistema scolastico che ha cancellato gli esami di quinta elementare ed edulcorato quelli della terza media.

La preoccupazione riguarda i timori dei figli che potrebbero bloccarsi davanti a quell’ esperienza che alcuni vorrebbero cancellare ritenendola superata. Per questo troppi genitori ritengono che i ragazzi vadano accompagnati ad affrontarla, fisicamente aspettandoli all’ uscita, ma anche con mille attenzioni e suggerimenti degni del più appassionato – ed invadente – tra gli allenatori.  Con la stessa sollecitudine e preoccupazione che, come segnalano molti docenti universitari, spingerà più avanti alla partecipazione  ai vari open day,  alla scelta dei diversi indirizzi,  ma anche – ahimè – alla condivisione degli esami, per non dire della scrittura in prima persona della tesi stessa.

Se potessimo rivolgerci ai  497mila studenti italiani coinvolti in questo rito di passaggio (che si ricorda per anni nella propria vita o in quei  sogni che ti fanno immaginare di essere ancora lì col tempo che passa inesorabile e quella frase di Tacito che pare non voler dire nulla) diremmo a ciascuno: «fatti mandare dalla mamma…”da solo!”,  giocati quel che sei e quel che sai, dimostra agli insegnanti e soprattutto ai tuoi genitori che puoi farcela da solo.
In fondo hai 18 anni, puoi guidare, anzi, ancora più importante, puoi votare, dire la tua su questo Paese dove presto ti troverai ad affrontare ben altri esami e ben altri giudizi, senza avere accanto chi per anni ti ha tenuto per mano e cullato e ha cercato di vincere la tua battaglia. Per quanto sembri difficile e pesante e comunque vada, attraversare questo momento, con serenità e orgoglio, servirà a rafforzarti, a sentirti un po’ più grande, a darti il voto che conta di più: quello che tu stesso ti dai, con onestà. E’ una prova che come tutte quelle che seguiranno, giorno per giorno, per tutta la tua vita, ti aiuteranno a diventare

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