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Quella guerra che nessuno vuol vedere

Il Paese è una strage continua. Ma il Papa vuole esserci. E incontrerà anche la comunità islamica.


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La prima immagine che papa Francesco avrà del Centrafrica sarà l’ immensa tendopoli di sfollati che costeggia la pista dell’ aeroporto della capitale Bangui. Un campo profughi che esiste dall’ inizio della guerra civile, nel 2012, ma che si era via via ridimensionato con lo spegnersi degli scontri fra i miliziani del movimento islamico Seleka e coloro che li combattono, denominati anti-balaka. I recenti rigurgiti del conflitto hanno nuovamente riempito il campo: oggi si parla di 40 mila persone. Ma solo lì, all’ aeroporto. I dati dell’ intero Paese sono impressionanti: su 4 milioni e mezzo di abitanti, quasi 900 mila persone vivono sfollate.

Il Papa ha fermamente voluto la tappa centrafricana del suo primo viaggio nel Continente nero, nonostante la stessa Francia – presente nel Paese con la missione militare Sangaris – avesse sconsigliato la visita.

Una ventata di speranza

Francesco compirà anche un atto inconsueto: inaugurerà la Porta santa del Giubileo della cattedrale. E un altro di grande significato: incontrerà la comunità islamica nella moschea centrale di Koudoukou. «Il solo fatto che il Papa venga in Centrafrica per noi significa moltissimo», dice padre Aurelio Gazzera, carmelitano, missionario a Bozoum. «È una grande ventata di speranza. Almeno per un giorno questo povero Paese sarà sotto i riflettori, perché purtroppo la nostra crisi sembra non interessare a nessuno».

Il conflitto si trascina dal dicembre 2012, quando i ribelli del Seleka costrinsero il presidente Bozizé a fuggire. Dopo un anno di Governi provvisori, nel 2014 il Parlamento – in attesa delle elezioni, fissate per dicembre – ha votato alla guida del Paese Catherine Samba-Panza. La pace però non è mai tornata, le vittime in questi tre anni sono state decine di migliaia. E in settembre sono scoppiati nuovi scontri nella capitale, nonostante i 6 mila caschi blu presenti. Il Papa troverà questo Centrafrica, già prima della guerra uno dei Paesi più poveri del mondo, oggi uno dei più bisognosi della misericordia cui è dedicato il Giubileo.

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