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Quell'esercito di minori scomparsi

L'organizzazione per la difesa dei bambini ha presentato un rapporto dal titolo "Sperduti" in cui parla dell'aumento tra i migranti di minori non accompagnati che si rendono irreperibili. Molti finiscono nelle maglie della criminalità. Nel mondo un bambino su 70 non risiede nel Paese in cui è nato


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Aumenta in Italia il numero dei minori stranieri non accompagnati irreperibili. Evidente la crescita negli ultimi anni: si è passati dai 1.754 del 2012 ai 6.508 di fine novembre 2016. In termini percentuali, gli irreperibili hanno raggiunto la massima incidenza nel 2015 - erano il 34% del totale dei minori non accompagnati - e nel 2016 si sono attestati al 27,4%. Il 79% proviene da Egitto (1.513), Eritrea (1.326), Somalia (1.242), Afghanistan (639), Nigeria (225) e Gambia (195) e la fuga coincide anche con «una precisa strategia volta a proseguire il viaggio verso altri Paesi europei». A raccontare le storie dei minori stranieri che arrivano nel nostro Paese è il rapporto «Sperduti» di Unicef e Cnr-Irpps (Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali).. Secondo dati Unhcr, su un totale di 181.436 persone sbarcate in Italia nel 2016, i minorenni sono 28.223. Di questi, 25.846, il 92%, non sono accompagnati. Erano 12.630 nel 2015; il 75% del totale. A ottobre 2016 gli under 18 non accompagnati che hanno presentato domanda d'asilo sono 4.168, il 48,3% dei minorenni (accompagnati e non). A novembre 2016 i non accompagnati e non richiedenti asilo presenti nelle strutture di accoglienza sono 17.245; 6.508 invece gli irreperibili. Nelle strutture ci sono soprattutto maschi (93%), anche se le femmine sono in aumento: dal 5-6% degli anni passati ora si raggiunge il 6,9%. L'82% ha 16 o 17 anni e proviene per lo più da Egitto (2.801), Gambia (2.252), Albania (1.573), Nigeria (1.456), Eritrea (1.314). Tra il 2011 e il 2015, sono aumentati i ragazzi in carico agli Uffici del servizio sociale per i minorenni, che prendono in carico il minorenne entrato nel circuito penale. Tra i reati ascritti ci sono in particolare quelli legati allo spaccio di stupefacenti, seguiti da quelli contro il patrimonio. In generale, questi ragazzi provengono da famiglie di ceto medio, che per sottrarsi al processo di impoverimento e di disgregazione familiare, investono sull'emigrazione di un membro.

Durante il passaggio di frontiera tra il Niger e la Libia, i minorenni intervistati hanno lavorato in agricoltura e nell'edilizia. Situazione diversa invece per chi arriva da Egitto o Albania, il cui percorso è più breve e lineare. Comune a tutti «è però la sindrome dello stress legato allo spostamento, all'aver lasciato il proprio contesto di vita, al sentirsi rinchiusi in un centro, a non potere tornare indietro prima di aver estinto il debito contratto dalla propria famiglia, alla tensione verso una riuscita economica che consenta a se stessi e al proprio nucleo di origine un miglioramento nelle condizioni di vita».  «Molti» denuncia il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini «finiscono nelle maglie dello sfruttamento sessuale, della droga, della prostituzione e del caporalato. Bisogna intervenire» e informare questi ragazzi fin dalla prima accoglienza».

«Sono fondamentali le prime 72 ore dall'arrivo» ha osservato il direttore generale di Unicef Italia, Paolo Rozera, presentando il Rapporto «i centri di accoglienza devono favorire l'inclusione sociale, è l'unica cosa che può salvare i ragazzi».  Ora, dopo l'approvazione della legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati, ha concluso la vicepresidente della Commissione bicamerale Infanzia, Sandra Zampa, «altre battaglie ci attendono: prima di tutto dobbiamo farla funzionare» e poi serve «un piano per l'infanzia in difficoltà. Dobbiamo far capire che il Paese crede nel futuro».  
Il rapporto dell’ Unicef allarga l’ indagine anche al resto del mondo. Oggi in tutto il mondo, si legge, 1 minorenne su 70 vive al di fuori del Paese di nascita. La metà dei bambini migranti di tutto il mondo vive in soli 15 Paesi, in testa alla classifica gli Stati Uniti d'America, che ospitano 3,7 milioni. L'Italia è al 20/o posto con 400 mila minorenni. Insieme, Africa e Asia ospitano 3 bambini migranti su 5. Solo in Asia vivono quasi 12 milioni, ovvero il 40% del totale dei minori migranti. Alcuni Paesi, tra cui Libano, Giordania e Messico, presentano alte percentuali di minorenni rispetto alla popolazione complessiva di migranti (rispettivamente 43%, 46% e 62%). I 10 più grandi Paesi ospitanti la popolazione globale di rifugiati, osserva il Rapporto, si trovano in Asia e Africa. La Turchia ospita di gran lunga il più grande numero di rifugiati; nonostante le informazioni disaggregate per età non siano disponibili, il gran numero di rifugiati rende probabilmente la Turchia il più grande Paese ospitante di bambini rifugiati nel mondo.

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