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Credere

Quando la misericordia supera le sbarre della prigione

Jianqing Zhang, un giovane cinese condannato a 20 anni di carcere, ha scoperto la gioia di sentirsi perdonato da Dio riconoscendo le proprie colpe. E, trovata la fede, ha chiesto il Battesimo


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«Mi chiamo Zhang Jianqing, ho 30 anni, vengo dalla Cina. Sono in Italia da diciotto anni, la maggior parte dei quali passati in carcere». Per chi abita le patrie galere, l’ oscurità è un abito che t’ addossano perché tu impari a indossartelo da solo. È il segreto di Lucifero, il cui secondo nome è Menzogna: ancorarti al passato ch’ è stato bestemmia e fantasia, al tuo carattere «violento e superficiale», a una noia che ti è stata maestra. «Appena arrivato in Italia a scuola mi annoiavo, così spesso mancavo le lezioni all’ insaputa dei miei genitori», racconta Jianqing. Le sirene che ammaliano sono quelle di sempre: «Lo sballo, i soldi e le ragazze». E così, «all’ età di 19 anni sono entrato in carcere per la seconda volta con una condanna di 20 anni». La galera tortura la speranza, ti condanna all’ odio verso te stesso, gli altri, anche il Cielo.

HO TROVATO MISERICORDIA

Il secondo nome di Satana è Menzogna, ma il nome di Dio è Misericordia. Ed ecco che la storia di questo ragazzo svolta: «La misericordia di Dio ha cambiato la mia vita». «Nel carcere di Belluno, dove sono rimasto i primi due anni, ero l’ unico cinese», racconta Jianqing. «Ero pieno di difficoltà, non sapevo chiedere aiuto in tutti i sensi, ero disperato, l’ unica cosa che mi faceva sentire un po’ meglio era prendere la penna e scrivere alla mia famiglia chiedendo scusa, scusa e poi ancora scusa per tutto il dolore e tutta la tristezza che avevo causato al loro cuore, in particolare alla mia mamma, che in quel periodo si faceva ogni settimana 700 chilometri per venire a trovarmi in carcere». La misericordia è donna, è Dio-madre: le riesce di leggere gli uomini assai meglio di quanto loro capiscano se medesimi. Alle donne, sentinelle nel tempo d’ attesa di Dio, è in potere di far accadere le cose: «Ogni volta che mia madre mi vedeva, piangeva. Vedere quelle lacrime scorrere davanti a me mi ha aiutato a guardarmi dentro, a percepire tutto il male che avevo causato alla mia famiglia, a quella della vittima».
E poi l’ incontro con un angelo: «Ho conosciuto Gildo, un volontario: se non avessi avuto la fortuna d’ incontrarlo, quei primi anni sarebbero stati un inferno». La presenza di un angelo – ammoniva Victor Hugo nei Miserabili – è annuncio di paradiso, giacché nessun affetto è agghiacciante più dell’ amore: «Era più il tempo che ci guardavamo di quello passato a parlare. Avevo la necessità di sfogare tutto il male che avevo dentro, ma non riuscivo. Il suo sguardo mi ha incoraggiato». La storia di Jianqing diventa una caduta: caduto in ginocchio. Era già in preghiera, pur ignaro d’ esserlo: il cielo ha tocchi di genialità.

L’ ESEMPIO CHE CONVERTE

Poi altre sbarre: il trasferimento a Padova. Qui, nell’ ora et labora di un carcere che ha cura dei poveri-cristi, l’ imboscata di Dio diventa evidenza di Lui: «La prima persona che ho incontrato è stato un connazionale, Je Wu, diventato Andrea nel Battesimo. Ho visto, giorno dopo giorno, che questo mio amico era sempre più contento, fino a decidere di diventare cristiano e battezzarsi». È l’ altare più bello: l’ infelice che, graziato dalla Grazia, ringrazia. «Vedere accadere queste cose mi ha fatto sorgere la domanda e il desiderio di essere anch’ io felice come loro».
Dio sa sempre come trovare l’ anima, rispettoso delle origini: «Ho capito che mi ero innamorato di Gesù, che non potevo più farne a meno. Non potevo tenere nascosto quell’ amore a mia madre (di fede buddista, ndr)». Il silenzio delle madri, quando parlano, è un ruggito: «È rimasta cinque minuti immobile. Poi, con le lacrime agli occhi, mi ha detto: “Se la ritieni una cosa giusta per te, fallo. Altrimenti soffrirei di più”. Siamo scoppiati a piangere come bambini, ci siamo abbracciati». Ogni madre è un po’ Maria: si fanno da parte e lasciano transitare Cristo. Donne gigantesche.
Jianqing, il giorno del suo Battesimo, l’ 11 aprile dell’ anno scorso, diventa Agostino, come Je Wu divenne Andrea: dopo l’ incontro con Cristo, la storia non è più la solita, «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa» (Giovanni 1,42). «Ho scelto il nome Agostino perché, pensando alla sua storia, mi ha commosso sua madre Monica, per tutte le lacrime che aveva versato per lui, sperando di ritrovare il figlio perduto». «In questi anni ho pianto tantissimo», ha detto la mamma il giorno in cui Jianqing-Agostino ha ricevuto il Battesimo con Gildo a fare da padrino: «Ho sempre creduto che, in fondo, aveva un cuore buono. Prima o poi avrebbe capito ciò che aveva fatto».
Il Vangelo è una scorciatoia per la felicità. Le sue pagine sono “porte sante”: a chi entra non si chiede il volto, basta il dolore. Il resto è affare di Dio, delle madri: far rinascere, dopo la morte, è solo di chi sa far nascere la prima volta.

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