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«Quand'ero bambino pensavo: da grande farò il macellaio»

La paura di quei giorni, sui 20 anni, in cui fu sul punto di morire per un'infezione: gli asportarono parte di un polmone e si salvò. O la vera ragione («Per motivi psichiatrici! Ho bisogno di vivere fra la gente») per cui ha scelto di abitare a Casa Santa Marta. Quando dialoga con i bimbi, Bergoglio si confida. Rivelando tanti retroscena...


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«Te lo dico, ma non ridere!». Sorride e strappa sorrisi quando parla con i bambini, Jorge Mario Bergoglio. Ma le confidenze che fa quando di fronte ha chi s'affaccia la vita sono serie.  Come è accaduto, in ultimo, domenica 19 febbraio durante la visita pastorale alla parrocchia romana di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, a Castelverde. A Flavio che gli aveva chiesto cosa gli sarebbe piaciuto fare quand'era piccolo, papa Francesco ha risposto d'un fiato: «Dirò la verità. Io volevo fare il macellaio. Davvero! Perché quando andavo al mercato con la nonna, vedevo come il macellaio faceva i pezzi di carne: “Che bravo è quest’ uomo!”, e mi piaceva. “Quando sarò grande, sarò macellaio”». 

Una confidenza non del tutto nuova. Ne aveva già parlato, con maggior dovizia di particolari, il 31 dicembre 2015. Guarda caso proprio davanti ad altri bambini: i Pueri Cantores. «Da piccolo», aveva detto Jorge Mario Bergoglio, «andavo spesso con la nonna, ma anche con la mamma, al mercato a fare le spese. In quel tempo non c’ erano i supermarket, non c’ era la televisione, non c’ era niente… Il mercato era sulla strada e c’ erano i posti per la verdura, per la frutta, per la carne, per il pesce e si comprava tutto. Un giorno a casa, a tavola, mi è stato domandato: cosa ti piacerebbe diventare da grande? Sapete cosa ho detto? “Macellaio”. Perché? Perché il macellaio che era nel mercato – c’ erano 3 o 4 posti per la carne – prendeva il coltello, faceva i pezzi…è un’ arte, e mi piaceva vederlo, guardarlo. Adesso è cambiata l’ idea, ovviamente; ma, rispondendo alla tua domanda, quando ero piccolo, io pensavo di diventare un macellaio. Mi sarebbe piaciuto».

Ma ha detto di tutto un po', parlando ai bambini. Svelando qua e là notizie relative alla sua vita, dando conto di sentimenti provati, spiegando le ragioni di scelte fatte. Come ad esempio accadde il 7 giugno 2013. Ricevendo gli studenti delle scuola gestite dai Gesuiti in Italia e in Albania a Caterina che gli aveva chiesto come mai avesse scelto di andare a vivere in un piccolo appartamento nelle vicinanze di San Pietro (Casa Santa Marta, per l'esattezza) non nel Palazzo apostolico, Bergoglio rispose: «Ma, credo che non sia soltanto una cosa di ricchezza. Per me è un problema di personalità: è questo. Io ho necessità di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me l’ ha fatta un professore: “Ma perché Lei non va ad abitare là?”. Io ho risposto: “Ma, mi senta, professore: per motivi psichiatrici”. E’ la mia personalità. Anche l’ appartamento, quello [del Palazzo Pontificio] non è tanto lussuoso, tranquilla… Ma non posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che sì: i tempi ci parlano di tanta povertà nel mondo, e questo è uno scandalo. La povertà del mondo è uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante, tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si può capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti bambini senza educazione, tanti poveri! La povertà, oggi, è un grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po’ più poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare. Come io posso diventare un po’ più povero per assomigliare meglio a Gesù, che era il Maestro povero. Questa è la cosa. Ma non è un problema di virtù mia personale, è soltanto che io non posso vivere da solo, e anche quello della macchina, quello che tu dici: non avere tante cose e diventare un po’ più povero. E’ questo».

Il 31 dicembre 2015, dialogando con i Pueri Cantores, papa Francesco raccontò qualcos'altro di sè: «Mi piace sentire cantare, ma, se io cantassi, sembrerei un asino, perché non so cantare. Neppure so parlare bene, perché ho un difetto nel modo di parlare, nella fonetica... Ma mi piace tanto sentir cantare. E vi dirò un aneddoto. Da bambino - noi siamo cinque fratelli - da bambini, la mamma, il sabato, alle due del pomeriggio, ci faceva sedere davanti alla radio per ascoltare. E cosa ascoltavamo? Tutti i sabati si faceva la trasmissione di un’ opera [lirica]. E la mamma ci insegnava com’ era quell’ opera, ci spiegava: “Senti come fa questo…”. E da bambino ho provato il piacere di sentir cantare. Ma mai ho potuto cantare. Invece, uno dei miei nonni, che era falegname, mentre lavorava cantava sempre, sempre. Il piacere di sentire cantare mi viene da bambino. Mi piace tanto la musica e il canto».

Il 19 febbraio 2017, durante la visita alla parrocchia romana di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, a Castelverde, un'altra confidenza. «Momenti difficili? Sì, ce ne sono stati alcuni. Per la salute, ho avuto alcuni tempi difficili. Quando avevo 20 anni, sono stato quasi alla morte per un’ infezione, mi hanno tolto parte di un polmone… ma il Signore mi ha portato avanti. E poi, i momenti difficili che tutti abbiamo, tutti, nella vita. State attenti a questo! La vita è un dono di Dio, ma nella vita ci sono momenti brutti, ci sono momenti difficili che bisogna superare e andare avanti. Io ne ho avuti tanti, come tutta la gente. Ma ricordo questo della malattia a 20 anni, e ne ho avuto altri difficili. Ma io dirò questo: per me la vita non è stata facile. Io domando a voi: per tutti, per la gente, la vita, in generale, è facile? [“No”] Ci sono difficoltà, nella vita? [“Sì”] Sempre! Ci sono e ci saranno. Ma non bisogna spaventarsi. Le difficoltà si superano, si va avanti, con la fede, con la forza, con il coraggio!». Solo alcuni esempi tra tanti possibili. Segno che la libertà interiore di Jorge Mario Bergboglio non subisce condizionamento alcuno, ma si trova a proprio agio soprattutto quando di fronte ha l'innocenza di un bambino.

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