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Prima super campione, ora super colpevole


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Qualcosa in tutta questa tragica vicenda non funziona, stride, al punto che leggendo le cronache in arrivo dal Sud Africa, vien da pensare che ci sia una relazione tra la “diversità” di Pistorius e l’ accanimento o l’ acriticità mediatica dimostrata nei suoi confronti. Il termine “handicappato” è utilizzato nel linguaggio comune per individuare l’ insieme di coloro che, in quanto affetti da qualche deficit o malformazione, sono ritenuti “diversi”. Il ragionamento è semplice: al di qua dell’ handicap si pone il normale, al di là il “diverso”.

Il padre del 26enne atleta paralimpico, Henke, insieme a tutta la famiglia, continua a sostenere la tesi dell’ incidente: «C’ è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella nostra società:costruiamo eroi, che superano immense sfide, solo per poi prenderci la gioia di abbatterli», ha detto al Times sudafricano. «Voglio dire solo questo. Siamo realistici, non pazzi. Non sarà facile, ma Oscar è più forte della sua giovane età. È una celebrità che ha fatto la storia non solo come sportivo olimpico e paraolimpico ma anche come uomo e che, come ha sottolineato il suo manager Peet Van Zyl, è stato di ispirazione per altri in tutto il mondo come pochi prima di lui.

L’ impressione è che Pistorius “debba” essere “più che colpevole”, un mostro, proprio perché sino a ieri è stato non solo un vincente, ma un “handicappato” vincente. Il pregiudizio verso i diversamente abili in questa vicenda ha il suo peso?» C’ è forse la voglia inconscia e morbosa di una rivincita? Se Oscar Pistorius (soprannominato “Blade Runner” per le protesi in carbonio che gli hanno consentito di esprime valori atletici e umani senza precedenti) è un mostro, un falso, un imbroglione, anche la sua impresa deve esserlo e allora ogni accusa, anche la più incredibile diventa attendibile e legittima.

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