Prevenzione e contrasto: a che punto siamo

La corruzione è diventata emergenza notissima oltre vent'anni fa. Che si è fatto in questi vent'anni tra prevenzione e contrasto? E l'opinione pubblica da che parte sta?


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Un paio d’ anni fa, nell'ambito di una riflessione su Mani pulite vent’ anni dopo, l’ ex magistrato Gherardo Colombo faceva questa osservazione: «Occorre ricordare che l'atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti di Mani pulite è cambiato radicalmente da un certo momento in avanti: si è passati dall'entusiasmo eccessivo dell'inizio, alla ripulsa».

Richiesto di riflettere sulle ragioni del brusco mutamento di fronte del comune sentire, spiegava: «A mio parere la gente ha approvato sin tanto che le indagini ci portavano verso i comportamenti di persone in cui l'opinione pubblica non si riconosceva, perché stavano troppo in alto rispetto ai comuni mortali. Man mano che si andava avanti, però, siamo arrivati alle corruzioni spicciole delle persone comuni e lì è scattata la ripulsa, perché in quelle persone, invece, molti si riconoscevano. In Italia la corruzione non riguarda solo le alte sfere della politica e dell'amministrazione, riguarda tanti piccoli episodi che sono espressione di una cultura in cui alla fine la corruzione è accettata. È lì che l'opinione pubblica, che di quella cultura bene o male partecipa, prende le distanze. A quel punto, per non entrare nel merito dei fatti, si contesta chi li scopre». 

In questo senso la corruzione non è come ci siamo abituati a pensare un problema della cosiddetta “casta”, ma un accidente più diffuso che riguarda da vicino anche la cittadinanza, se non altro perché – scrivono Hinna e Marcantoni,  autori del saggio di Donzelli, Corruzione, la tassa più iniqua: «Quanto più la cultura delle legalità è bassa e le barriere etiche sono inesistenti, tanto più la corruzione prospera e si diffonde. Non può sfuggire, infatti, come la corruzione nel nostro contesto economico e sociale sia letta come un “peccato minore”, una “furbata”, più che la violazione di una legge, e questo è fortemente condizionato sia dal livello delle norme – nel nostro Paese ancora carenti nonostante la recente riforma (la Legge Severino ndr.) – sia dal livello di applicazione delle stesse».  

Che la riforma entrata in vigore un anno e mezzo fa non stia mantenendo le promesse è provato dalle inchieste in corso: da L’ Aquila a Venezia, passando per l’ Expo, dove per l’ ennesima volta la magistratura è arrivata prima della prevenzione auspicata, su un evento già segnalato “a rischio” dalla Corte dei conti nel 2011 e nel 2012.

Le parole di Salvatore Nottola, procuratore generale presso la Corte dei Conti, che la scorsa settimana ha denunciato «il pesante condizionamento» della corruzione sullo sviluppo dell’ economia durante il giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2013,  indirettamente lo ribadiscono: «Si sostiene che la corruzione è agevolata dall’ eccesso di leggi, che causa la moltiplicazione delle competenze e delle responsabilità e aumenta l’ opacità dell’ azione amministrativa. L’ osservazione è giusta, le norme vanno semplificate e i centri decisionali ridotti all’ essenziale, ma ciò non deve giustificare la soppressione di regole e controlli: invece questi vengono via via smantellati, in base alla motivazione della somma urgenza ovvero dell’ emergenza, che giustificano deroghe ai codici degli appalti e ai principi della concorrenza, nonché abolizione di controlli preventivi e di gestione, anche attraverso il sistema di estendere ai cosiddetti Grandi Eventi la normativa speciale dettata per la protezione civile. Un esempio è proprio l’ Expo-Milano 2015».  

Ora Raffaele Cantone ha la responsabilità di correre ai ripari sui ritardi e le inadempienze dell'azione preventiva, mentre l’ azione di contrasto a posteriori spetta come sempre alla magistratura, che però, rispetto a vent’ anni fa, può contare su armi spuntate in materia di prescrizione e di falso in bilancio e attende ancora una norma efficace sull’ autoriclaggio.

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