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«Ho un sogno», l'altra Europa di Bergoglio

Bergoglio come Martin Luther King. Ricevendo il Premio Carlo Magno, davanti ai vertici dell'Ue (e alla cancelliera Angela Merkel, seduta accanto a Matteo Renzi) il Papa detta una nuova agenda a Bruxelles. Persone e non denaro, popoli e non lobby, insieme per una Patria comune. Tanti applausi: ma chi lo seguirà?


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Tutti in piedi ad applaudirlo. Ma avranno capito bene? E poi: che faranno adesso? Papa Francesco riceve il Premio Carlo Magno e pronuncia un discorso perfetto che sbaraglia  l'insipienza europea e inchioda l'Unione alle sue responsabilità, proprio quell'Europa che, citando Konrad Adenauer, sta peccando di «fuga dalla responsabilità». È severissimo e dice alla fine: «Sogno un’ Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia». Il sogno di Bergoglio spalmato in faccia ai vertici dell'Ue è esigente. Lui lo declina così: «Sogno un nuovo umanesimo»; «Sogno un'Europa in cui essere migrante non sia un delitto»; «Sogno un'Europa dove i giovani respirano l'aria pulita dell'onestà»; «Sogno un'Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate più sui volti che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull'aumento dei beni». 

Parla di lavoro per tutti e invoca  «nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma a beneficio della gente e della società».  spiega che la parola chiave è «dialogo» e che «la pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo». E che questa cultura del dialogo dovrebbe essere inserita nei curricula scolastici. L'analisi di quello che l'Europa è oggi è pesantissima tra riduzionismi  su tutto, crudele povertà che porta all'esclusione e sbaraglia l'identità dinamica e multiculturale che invece avevano deciso come architettura dell'Europa i padri fondatori. Cita Alcide De Gasperi e tutti gli altri da Schuman ad Adenauer per dire, secondo le parole di De Gasperi, che dobbiamo essere preoccupati della nostra «Patria Europa» e dobbiamo «ricominciare senza paura un lavoro costruttivo che esige i nostri sforzi di paziente è lunga cooperazione».

Insomma quella di oggi è un'Europa che ha bisogno di una «trasfusione di memoria». È un concetto che Bergoglio prende a prestito da Elie Wiesel sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti. Il Papa spiega che ciò permette di non lasciarsi prendere dalla tendenza attuale che ritiene spesso più attraente occuparsi dei risultati immediati che sono costruiti tuttavia sulle «sabbie mobili». La critica alle attuali politiche europee non lascia dubbi sulla visione del papa, il quale denuncia che oggi ci si accontenta di «ritocchi cosmetici», o di «compromessi tortuosi per correggere qualche trattato».Invece bisogna osare secondo l'audacia di chi fondò l'Europa:«Osarono trasformare radicalmente i modelli che provocarono soltanto violenza e distruzione, e osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che a poco a poco diventavano comuni».L'Europa «nonna», espressione che il Papa ha usato di nuovo, e che coniò a Strasburgo il 25 novembre di due anni fa nel discorso davanti al Parlamento europeo, capirà? Ma, soprattutto, cosa farà?

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