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«Saneremo i conti, l'Europa si ricrederà, non siamo scalmanati»

Lo ha detto il premier Giuseppe Conte intervistato in pubblico dopo aver ricevuto la cittadinanza onoraria di San Giovanni Rotondo, cittadina del Gargano in cui è cresciuto. Il Presidente del Consiglio s'è recato in Puglia per partecipare alle celebrazioni in onore del frate santo nel centesimo anniversario delle stimmate e del cinquantesimo della morte.


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Lo abbracciano, gli battono le mani, le signore lo accarezzano. Il ritorno da premier di Giuseppe Conte a San Giovanni Rotondo, dove ha trascorso gli anni spensierati dell'adolescenza («bellissimi anche perché non c'era Internet ma si comunicava molto e ci si divertiva in modo sano con lo sport»), è stato indiscutibilmente festoso. Il Consiglio comunale all'unanimità gli ha conferito la cittadinanza onoraria e le chiavi della città, con orgoglio palpabile. «Non mi aspettavo un'accoglienza così calorosa, nonostante conosca il cuore dei sangiovannesi. Era da tanto che volevo prendere questo abbraccio, da quando sono diventato capo del governo», ha ammesso Conte, mentre il sindaco Costanzo Cascavilla, ricordava che per anni il padre, Nicola, è stato segretario comunale e che da quello stesso balcone della sala dove il premier ha ricevuto il riconoscimento, san Pio il 17 dicembre 1962 si affacciò per salutare al gente che lo chiamava.

La “sua” San Giovanni Rotondo gli chiede di adoperarsi anche per questa città e per tutto il Sud e lui assicura che si adopererà con tutto se stesso anche «per la comunità più grande che è l'Italia. Ce la metterò tutta, stiamo lavorando a riforme che renderanno tutti orgogliosi, al di là delle appartenenze politiche». Il giornalista e scrittore Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio l'ha intervistato in piazza dei Martiri, su un palco davanti a Palazzo di Città. Gli ha chiesto se è ancora ottimista sulla possibilità di realizzare quanto il suo Governo ha promesso. E lui: «Certo che lo sono, questo è un Governo che ha alla base un vero e proprio contratto, i cui contenuti io ho contribuito a inserire e se io ho accettato l'incarico è proprio in virtù di questi impegni».

«Ci sarà una fumata bianca lunedì sulla riforma finanziaria?», chiede il giornalista. E Conte: «In realtà la fumata bianca è già iniziata, non si parte da zero a ogni incontro, ci sono avvicinamenti progressivi che stanno dando i loro frutti. I limiti del debito pubblico? Non saremmo buoni governanti se non tenessimo contro della necessità di far quadrare i conti, non siamo scalmanati, ma rispetteremo gli impegni che abbiamo assunto». Ostenta ottimismo e glissa sulle domande più provocatorie. I moniti rivolti all'Italia dalla responsabile dell'Ocse, Laurence Boone? «Era una consigliera di Hollande che cosa c'era da aspettarsi? Condivido di quanto ha detto solo che abbiamo bisogno di riforme strutturali, il resto è destituito di ogni fondamento, e presto faremo ricredere tutta l'Europa facendo rendere al meglio le potenzialità del Paese».

Conte è convinto che alcune riforme faranno da volano, come la riforma fiscale, l'accelerazione e la digitalizzazione della burocrazia, il decreto anticorruzione: «perché il mercato va epurato dai disonesti perché si crei un vero sviluppo». Campanella gli chiede se si può fare politica senza infrangere i valori del Vangelo e lui replica che non vi è alcuna inconciliabilità anche perchè il Vangelo segue la «logica del bene comune», tuttavia ha una visione laica della politica e lo ribadisce. L'affare Diciotti? «La nostra guardia costiera ha salvato delle vite, portando le persone sulla nave, dove sono stati nutriti e assistiti. Non sono stati trattenuti invano, stavamo affermando una nostra visione dell'Europa». Si professa europeista convinto ma proprio per questo, dice, bisogna affermare l'idea di Paesi solidali tra loro anche sul problema del flusso immigratorio: «Negli ultimi cinque anni e mezzo sono venuti 588 mila immigrati, se li si fa entrare senza prospettive non è vera accoglienza». Le derive nazionaliste, episodi come le botte dei neonazisti alel ultime elezioni svedese? «Certi fenomeni sono ciclici e a favorirli è anche il fallimento di una sovranazionalità europea più concreta. L'ho detto anche ai miei omologhi a Salisburgo: non stupiamoci se poi dilaga il nazionalismo, un altro caso Diciotti sarebbe un fallimento per tutti».

Conte semina, insomma, speranza e positività a una folla che ne ha bisogno non solo a San Giovanni Rotondo. Domani lo aspettano le visite alle strutture ospedaliere create dai francescani nella terra di San Pio («Il santo dell'umiltà e dell'operosità») e la veglia di preghiera sino alle 2 del mattino, in mezzo il pranzo in convento, dove vive lo zio paterno, fra Raffaele, 85 anni compiuti.

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