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Prandelli e l'addio alla Nazionale

E' già partito il toto-allenatore per la Nazionale del dopo-Prandelli. Ma che cosa può fare davvero un ct? E se per gli azzurri scegliessimo...


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Le divagazioni di Cesare Prandelli sul proprio futuro (lasciare la carica di c.t. azzurro dopo i Mondiali del 2014) hanno subito ad opera sua mutilazioni praticamente “al volo”. Un peccato, perché se c’ è uno che può esplorare i confini anche etici del mestiere di allenatore è lui, che ha dimostrato di saper anteporre i princìpi ai prìncipi, che ha saputo imporsi, con il rischio di uscire dal gran giro, una lunga sosta per stare accanto alla moglie inesorabilmente ammalata. Prandelli probabilmente è stato colpito da come una sua ipotesi è stata trasformata immediatamente in un gioco, un giocaccio a indovinare, a cercare il successore: Allegri o Ranieri o Conte o Mancini o Zaccheroni, e perché non uno straniero?
Noi abbiamo una idea, ramificata, e cerchiano di esporla per punti:

1) Il c.t. azzurro può al massimo fare il selezionatore, cioè prendere cosa di meglio gli offre il nostro calcio e cosa di meglio gli offre il calcio straniero quando e dove fa posto ai giocatori italiani.
2) Il c.t. azzurro non ha assolutamente il tempo di insegnare qualcosa, quando pure ne sia in grado, a giocatori che, sempre più sovrimpegnati, al raduno della Nazionale arrivano il più tardi e ripartono il più presto possibile.
3) Il c.t. azzurro deve tenere conto delle esigenze dei club, che se gli fanno la guerra riescono subito a fargli del male.
4) Il c.t. azzurro non può, in Italia e dall’ Italia, essere pagato come un allenatore di grande club, cioè al di là della decenza. Mancini e Ranieri sono ricchissimi, Conte sta diventandolo rapidamente, Allegri e Zaccheroni sembrano gli unici che possano ancora trovare buono, buonino il guadagno “federale” attuale di Prandelli, un milione e mezzo di euro l’ anno, una miseria per i nuovi Paperoni.
5) Il c.t. azzurro potrebbe diventare, specie con le lacune dei nostri club nei riguardi dei nostri giovani, una specie di ricercatore di talenti nostrani e di loro protettore e valorizzatore, con l’ arma della chiamata azzurra, presso gli stessi nostri club.
6) Il c.t. azzurro a questo punto potrebbe e dovrebbe essere soltanto un uomo della federazione, “tirato su” dalla federazione nei laboratori di Coverciano, pagato il giusto che è comunque tanto: ricordiamo gli esempi di Valcareggi e di Bearzot, gente di successo sul piano morale e materiale, educatori oltre selezionatori. Sennò a che serve per l’ azzurro una federazione ormai sopraffatta dalla Lega, dai club, dalle televisioni, da una valanga di denaro pazzo a cui è opponibile non altro denaro, ma una conclamata e “povera” serietà.
7) L’ Inghilterra e poi la Russia hanno scelto Capello, la Cina ha scelto Lippi, il Giappone Zaccheroni? Complimenti a lor signori per i loro stipendi, casomai loro possono interessarci se, straricchi, decidono di fare qualcosa gratis per il loro paese che li ha lanciati.
8) Prandelli ha il diritto che nessuno di noi pensi che lui pensa ai soldi se medita di lasciare l’ azzurro, ma gli sarà impossibile non finire sul mercato e non firmare con un club un contratto che significhi ricchezza forte e definitiva.

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Cesare Prandelli (foto Reuters).
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