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C'è vita per i cristiani nei Paesi islamici?

Nel 2012, oltre 105 mila cristiani sono stati uccisi, per la maggior parte nei Paesi islamici. Il problema non è l'islam ma l'islamismo. Intanto, però, la convivenza diventa sempre più difficile.


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C'è vita per i cristiani nei Paesi musulmani? Vita normale e serena, intendiamo, come quella di tutti. O c'è solo precarietà, paura, magari martirio? E' una domanda provocatoria, lo sappiamo, e certo ingiusta nei confronti di milioni di musulmani pacifici e tolleranti. Ma ancor più ingiusto sarebbe ignorare quanto accade ogni giorno in una galassia che, dal punto di vista geografico, si allarga invece di restringersi: 42 persone - tra studenti e professori -  uccise durante un attacco a una scuola, in Nigeria, un prete copto caduto in Egitto, un cristiano fucilato in Somalia dagli Shabaab proprio perché cristiano, un monaco cattolico ucciso in Siria da un gruppo estremista del fronte degli insorti.

Quando papa Francesco dice che ci sono più martiri oggi che nei primi secoli del cristianesimo, proprio non esagera. Nel 2012, dicono gli studi più recenti, 105 mila cristiani sono stati uccisi nel mondo a causa della loro fede. Per la maggior parte in Paesi islamici: in Africa (Nigeria, Mali, Somalia), in Medio Oriente, in vaste regioni dell'Asia. Il problema non è l'islam ma l'islamismo. Che purtroppo, però, da molti decenni ormai detta, o condiziona pesantemente, il livello del dibattito politico e culturale in molti, troppi Paesi. Spetta certamente alla politica (internazionale e nazionale) affrontare e risolvere la questione. Nell'attesa di un domani migliore, resta la domanda: c'è, oggi, la  possibilità di una vita normale per i cristiani nei Paesi musulmani?

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