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Porto Alegre e dintorni, c'era una volta il Social Forum

«Inutile negarlo, un apppannamento c'è», afferma Paolo Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas italiana, «al momento non si intravede una chiave di lettura innovativa che possa rilanciare il grande lavoro fin qui svolto»


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Che fine ha fatto il World Social Forum, i raduni annuali degli anti globalizzazione? «Il senso resta valido come pure la presenza come Chiesa», afferma Paolo Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas italiana che ha partecipato a diversi incontri, «ora però si percepisce un affaticamento che è quasi fisiologico».
Premessa: «Un altro mondo è possibile» è il mantra che scandisce le giornate del vertice che dal 2001 fa il controcanto al suo grande “rivale”, il Forum Economico Mondiale che ogni anno a fine gennaio riunisce a Davos il mondo dell’ alta finanza e del capitalismo internazionale, capi di stato e di governo, presidenti delle banche centrali e vertici Onu. Qualche giorno fa, tra le cime innevate della Svizzera, è arrivato il messaggio del Papa. Semplice e chiaro, com’ è nello stile di Francesco. «Vi chiedo», ha scritto, «di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’ umanità e non la governi», nell’ ottica di «un’ etica veramente umana», portata avanti da persone «di grande onestà ed integrità», guidate da «alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l’ autentico sviluppo della famiglia umana».

Beccegato, quali sono i motivi di questo appannamento?
«Il problema è che nel corso degli anni c’ è stato una sorta di affaticamento, quasi un déjà vu, in molti casi siamo andati a rivedere questioni discusse già due anni prima. Non sono mancati neanche i problemi organizzativi. Sommando diversi elementi come i costi, una non chiarezza interna e un inevitabile affaticamento da longevità, ecco che sono venuti fuori tutti questi limiti. Poi sono nati una serie di Forum a livello regionale e sub-regionale anche in Italia per trovare un dialogo dal basso e questo hanno concorso a fare del Forum un momento di discussione e ripensamento. Ricordo molto bene gli incontri di Porto Alegre, Dakar, Nairobi e l’ ultimo, nel marzo 2013, a Tunisi. Il progetto resta valido perché pone attenzione alle disuguaglianze sociali mondiali».

I prossimi appuntamenti quali sono?
«Sul prossimo triennio, in realtà, si sa poco, forse ci sarà un People Social Forum a Montreal, in Canada, non organizzato dall’ International Council. Nel 2015 forse ci sarà il seguito del Forum che si è tenuto a Tunisi l’ anno scorso con un forte accento sul tema migratorio. Che va bene, per carità, ma non ha quel tasso d’ innovazione e freschezza che il Social Forum aveva nei primi anni quando. Il Worl Social Forum vero e proprio dovrebbe tenersi nel 2016 e dovrà raccogliere le conclusioni del vertice dell’ Onu del prossimo anno».

Che bilancio traccia in sintesi?
«In chiaroscuro, direi. Se restano immutate le intenzioni e gli obiettivi, nella parte organizzativa e di partecipazione ci sono molte difficoltà e adesso stiamo attraversando un momento di ripensamento collettivo. L’ appannamento, inutile negarlo, c’ è».

L’ accusa di questi anni è che il World Social Forum abbia fatto poche proposte concrete.
«Io credo che nei Forum di proposte se ne siano fatte anche troppe. È difficile fare una sintesi certo ma non dimentichiamo che abbiamo trattato 50mila temi, dal Mediterraneo all’ accesso alle risorse naturali nelle Filippine fino all’ America Latina. Il limite, a mio avviso, non sta tanto nell’ eccesso di analisi o nella scarsità di proposte concrete ma che queste proposte sono state avanzate da una società civile. Il forum ha un valore ideale ma non è un consesso democratico, eletto, non è stato votato da nessuno e c’ è una certa dose d’ anarchia. È positivo però il fatto di aver partecipato, dato segnali, scambiato esperienze. A mio avviso il limite principale è stato quello di non aver trovato una sintesi tra tutte le componenti e mettere insieme le proposte per i Forum successivi. Al momento non si intravede una chiave di lettura innovativa che possa rilanciare il grande lavoro fin qui svolto»

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