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Perché Gesù sia cittadino italiano

Il presepe allestito da don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità d'accoglienza e parroco a Perignano (Pi), è dedicato a una nuova legge sulla cittadinanza.


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«Se Gesù nascesse oggi in Italia non verrebbe riconosciuto come cittadino italiano, bensì come un "immigrato", un "extracomunitario" portato dai genitori palestinesi Giuseppe e Maria, arrivati clandestinamente. Al pari di tanti altri bambini e ragazzi stranieri che crescono nel nostro Paese, resterebbe - forse per sempre - un ospite nemmeno troppo gradito. Questa assurdità deve finire».


Don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) e parroco di Perignano, in provincia di Pisa, ha dedicato il presepe che ogni anno viene allestito nella sua parrocchia proprio al tema dei diritti di cittadinanza delle persone straniere. «Il Natale», spiega il presidente del Cnca, «è certo un momento di festa, ma non di interruzione della coscienza. L'incarnazione di Cristo chiama tutti i cristiani a fare i conti con la realtà concreta della vita umana, con le condizioni che aiutano o danneggiano l'esistenza delle persone. Una legge sulla cittadinanza ancorata al principio dello ius sanguinis non è adeguata al messaggio rivoluzionario di Gesù, al riconoscere fratello qualunque altro essere umano. Ed è anche piuttosto stupida: non valorizziamo persone che sono una risorsa indispensabile per un paese sempre più vecchio e ripiegato su stesso».


«Per questo diciamo: firma per far diventare Gesù cittadino italiano!", conclude don Zappolini. «Chi vorrà condividere questa provocazione potrà infatti sottoscrivere le due proposte di legge di iniziativa popolare messe a punto dalla campagna L'Italia sono anch'io,che mirano proprio a cambiare la legislazione vigente sulla cittadinanza e sul diritto di voto. Il presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni, il sindaco e i consiglieri comunali di Lari saranno con noi a raccogliere le firme. Non possiamo più attendere. Gli episodi terribili di Torino e di Firenze sono un monito rivolto a una cultura che stenta a fare questi passi di civiltà, che resta troppo timida davanti al razzismo, alla xenofobia, alla discriminazione».

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