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Perché bisogna dire "no" al DDL Zan, un progetto di legge ideologico e liberticida

Le nuove norme contro l'omofobia sono dannose perché impongono un unico punto di vista sulla realtà, mirano a rieducare e condizionare le persone e proibiscono la libertà di pensiero


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Il nostro Parlamento non finisce di sorprenderci: durante un’ emergenza così grave e controversa, come la lotta alla seconda ondata del Covid-19, che esige grande unità di intenti e senso di bene comune, la Camera è riuscita a trovare il tempo di mantenere in calendario e persino di arrivare al voto ed approvare in prima lettura il disegno di legge cosiddetto “Zan” (relatore del ddl), "Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere", giornalisticamente definito “contro l’ omofobia”. Stupisce che questa maggioranza non abbia saputo mettere in fila le priorità, e non abbia fatto passare davanti altre questioni, sicuramente più condivise e più rilevanti per una platea ben più ampia: che ne è dell’ idea di far partire l’ assegno unico per i figli a gennaio 2021? Va bene, magari anche a luglio 2021, e forse solo in piccola parte, con pochi soldi… O forse nel 2022? Invece per il ddl Zan corsia privilegiata, le solite approvazioni in notturna in commissione, e voto espresso in Aula.

Per fortuna è solo un primo passo, nell’ iter parlamentare: il testo approvato alla Camera dovrà andare almeno una volta al Senato – e non è detto che possa essere approvato senza modifiche.

Ma qui conviene essere chiari, dopo che molto è già stato scritto e detto: il ddl Zan (lo chiamiamo ancora così, auspicando che non si vada oltre a questa sbagliata approvazione in prima lettura) non è solo inutile, ma risulta anche dannoso, perché ideologico. Quindi ci permettiamo di chiedere a tutte le forze politiche di decidere per un “no” definitivo al Senato. Qualche breve argomento a favore di questa richiesta; confidiamo che i nostri parlamentari sappiano leggere ed ascoltare la società civile, oltre che fare dichiarazioni in televisione…

In primo luogo il ddl Zan è un provvedimento inutile: l’ Italia non è affatto un paese ostile alle persone omosessuali, né secondo le graduatorie europee dei Paesi “gay-friendly”, né tantomeno nei dati relativi agli episodi di aggressione a persone omosessuali. I dati degli Osservatori sono molto chiari, in merito. Ci sono alcuni episodi, certamente da condannare, ma non sono certo prevalenti; sono molto più numerose le violenze sulle donne o sui minori, tanto per fare un confronto, che vengono regolarmente perseguite, anche aspramente, nell’ attuale quadro normativo. Infatti le norme attuali sono perfettamente in grado di colpire già oggi con maggiore forza eventuali episodi di violenza di questo tipo, ad esempio inserendo le aggravanti “per futili motivi”, senza dover inventare una nuova fattispecie.

In secondo luogo il ddl Zan è dannoso perché ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista sulla realtà, cancellando posizioni differenti. La totale incertezza giuridica del cosiddetto “reato di omofobia” rende l’ applicazione della legge estremamente incerta, affidata all’ interpretazione del giudice, esponendo così legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia: se affermo che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma sono omofobo oppure no? Se sostengo che non è legittimo “reperire” all’ estero un figlio partorito su commessa da una donna sono omofobo? Mai il Sen. Zan ha risposto con chiarezza a domande di questo tipo: si potrebbe finire dritti dritti in tribunale.

Che questo problema sia reale – terza argomentazione – e che quindi il ddl Zan sia dannoso lo conferma l’ impianto propagandistico e rieducativo di tante parti del testo, che non si limita a chiedere pene più pesanti per atti concreti di violenza (reali, non di opinione), ma costruisce tutta una serie di attività di “propaganda gender” (la giornata nazionale del 17 maggio, i corsi nelle scuole, anche a bambini di dieci-dodici anni, la “rieducazione” di chi viene condannato) che evidentemente servono condizionare le libere opinioni, più che a proteggere le eventuali vittime.

Un ultimo punto – quarta argomentazione - per cui il ddl  Zan va respinto sta nella formulazione del cruciale art. 3, che nella versione emendata recita: “Ai fini della presente legge (testo originale: Ai sensi della presente legge), sono fatte salve (testo originale: sono consentite) la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti (la parte in corsivo è stata aggiunta nei lavori parlamentari). In primo luogo dovrebbe allarmare ogni cittadino il fatto stesso di dover scrivere in una legge che “sono fatte salve (nella versione originale, più corrispondente al pensiero dei presentatori, era anche peggio: “sono consentite”) la libera espressione…”; ci mancherebbe altro, in uno Stato democratico e di diritto! Eppure andava scritto, perché altrimenti questa libertà sarebbe ancora più a rischio. Quindi il problema c’ è (per implicita ammissione dello stesso relatore, che inserisce questo articolo, e della Camera stessa, che ha emendato l’ articolo, sia pur in modo insufficiente). Inoltre, in secondo luogo, l’ espressione originaria “sono consentite” era particolarmente fastidiosa, per chi crede che le libertà dei cittadini siano un diritto costituzionale, e non una “concessione” della politica o di una legge qualsiasi, ben più effimera del dettato costituzionale.  Non che sia molto meglio la nuova versione “fatte salve” (come a legittimare un’ eccezione…). Per finire – terzo obiezione all’ art. 3 – dire “ai fini (o ai sensi) della presente legge” costituisce una oggettiva “limitazione” alle frasi che seguono, che sono invece diritti costituzionali irrinunciabili: se le opinioni espresse “non sono ai fini/ai sensi” della legge in questione, questa libertà decade? Ma chi decide su questa “corrispondenza”, visto che la legge è costruita su concetti giuridicamente sdrucciolevoli, come l’ omofobia (ancora non definita nel nostro ordinamento), o (art. 2)  “sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere”, concetti anch’ essi ancora non definiti giuridicamente, e sui quali non c’ è accordo nemmeno all’ interno della stessa comunità LGBT.

Per concludere: chiediamo a tutti i senatori un sussulto di orgoglio e di responsabilità personale, per negare l’ approvazione al ddl Zan, un provvedimento altamente divisivo, soprattutto nel Paese, prima ancora che tra i partiti (che pure hanno votato fortemente contrapposti), quanto mai inopportuno di fronte alle costanti richieste di unità e di responsabilità davanti all’ emergenza pandemia. Qui non si tratta di negare diritti e tutela a persone quando ne hanno bisogno; si tratta invece di rifiutare una legge che rischia di diventare un tribunale ideologico liberticida, senza alcuna reale tutela nei confronti delle persone omosessuali. Cosa succederà alle prossime persone omosessuali che hanno pubblicamente condannato l’ utero in affitto, e che sono state ferocemente accusate di omofobia da tante associazioni e leader LGBT e da opinion leader di vario genere? Verranno portate in tribunale, per il reato di omofobia previsto dal ddl Zan? Ripensateci, soprattutto voi che sedete in Senato (ma anche chi ha già votato alla Camera): siete ancora in tempo.

*Direttore del Cisf - Centro Internazionale Studi Famiglia

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