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«Per la Siria continua la Via Crucis»

Nostra intervista a padre Ibrahim Alsabagh, il francescano parroco della comunità latina di Aleppo. "Sotto la guida di papa Francesco la Chiesa universale si è mossa e ha manifestato nei nostri confronti la mano tenera di Dio".


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Il viaggio è stato lungo, ma nonostante la stanchezza padre Ibrahim Alsabagh non perde mai il sorriso e l’ atteggiamento mite dei francescani. Il frate parroco della comunità latina di San Francesco d'Assisi di Aleppo, una delle città più martoriate dalla guerra che insanguina la Siria dal 2011, è  arrivato in Italia dopo aver raggiunto Beirut in auto da Aleppo, attraverso Damasco. Giunto a Roma, padre Ibrahim si è spostato in treno a  Bari  per ricevere sabato scorso uno dei premi del  Magna Grecia Awards, il riconoscimento dedicato ai "portatori" di pace, legalità e cultura della vita. Il 30 maggio il parroco di Aleppo ha partecipato all’ udienza di papa Francesco a piazza San Pietro e giovedì 31 presenterà il suo nuovo libro “Viene il mattino”, pubblicato da Edizioni Terra Santa.

 

Padre Ibrahim, oggi qual è la situazione di Aleppo?

 

La situazione continua a essere critica, soprattuto nella parte ovest della città, dove i gruppi armati continuano a lanciare missili verso diversi quartieri, come Rashidin. Così, tanta gente continua a  morire. L’ autista che mi ha portato a Damasco e poi a Beirut mi ha raccontato di non aver potuto dormire a causa di questi bombardamenti notturni.

Aleppo continua a essere una città devastata, piena di macerie, da ricostruire. L’ economia, almeno quel poco che è rimasto, è in grande difficoltà e questo determina tanti problemi. La povertà e la mancanza di lavoro fanno soffrire la gente e dopo oltre un anno dalla sua liberazione dalle milizie armate la ripresa economica è ancora molto lenta. Questo significa tanta sofferenza, tanta fame, mancanza di assistenza sanitaria.

 

Chi lancia i missili?

 

Le diverse milizie armate che sono state spostate da Homs e dalla periferia di Damasco e si sono concentrate  verso la parte ovest di Aleppo.

 

Le famiglie che erano fuggite da Aleppo stanno tornando?

 

Sì, decine di famiglie della nostra comunità latina sono tornate l’ anno scorso, ma nel 2018 sono tornate solo due famiglie. Tornano da vari luoghi in cui avevano trovato rifugio: i paesi del Golfo, la Germania, l’ Armenia, anche il Venezuela.

 

Queste famiglie come riprendono la loro vita ad Aleppo?

 

Dipendono dall’ aiuto della Chiesa. Molti ci hanno detto che hanno deciso di tornare proprio perché avrebbero trovato l’ aiuto della nostra comunità. Abbiamo questa responsabilità verso di loro e verso tutti i cittadini che soffrono.

 

E a voi, Chiesa latina di Aleppo, chi vi aiuta?

 

Sicuramente gli amici e le diverse organizzazioni religiose. Sotto la guida di papa Francesco la Chiesa universale si è mossa e ha manifestato nei nostri confronti la mano tenera di Dio.Grazie a questi aiuti abbiamo potuto realizzare cinquanta progetti a favore della comunità cristiana e dei nostri concittadini musulmani.

 

Come si svolgono le giornate nella sua parrocchia?

 

Sono giornate sempre intense. La nostra porta è aperta dal mattino presto fino alla sera tardi. Tanti vengono a bussare e noi cerchiamo di dare le risposte grazie al sostegno di tanti amici. Ci aiutano tanti privati mossi dallo Spirito Santo e molte parrocchie, anche dall’ Italia.

 

Quindi non vi sentite soli?

 

Sicuramente non  ci sentiamo soli. Ci sentiamo assistiti e amati anche se c’ è sempre l’ amarezza di non poter fare abbastanza per tutti. Alleggeriamo il peso della croce a tante persone, ma non riusciamo mai a toglierlo completamente.

 

Quando finirà questa guerra?

 

Se guardiamo con gli occhi della sapienza umana non si vede una via di uscita, anzi vediamo una situazione sempre più complicata. Siamo entrati in una nuova tappa della nostra Via Crucis, vediamo non solo la Siria ma tutta la regione come un grande campo di battaglia. La guerra si estende e questo porterà nuove sofferenze alla nostra popolazione già provata. Però come cristiani guardiamo le cose alle luce di Gesù Cristo risorto e sappiamo che anche domani non saremo soli.

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