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Per la ripresa post Covid anche la testa dei manager deve cambiare

Secondo un sondaggio CFMT-Astra Ricerche tra i dirigenti d'azienda saranno necessarie nuove competenze per riconvertire le proprie attività e favorire la ripresa


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La ripresa arriverà, ma nulla sarà come prima. Non bastano le risorse messe a disposizione dal Recovery Fund, previste dal Next Generation Eu dell’ Unione europea per risollevare il Paese. Quello che ci aspetta, una volta vinta la pandemia e messo mano al programma di ripresa, una sorta di Piano Marshall della ricostruzione, è un gigantesco piano di rivoluzione industriale. Ma i protagonisti di questa ricostruzione sono pronti? Perché è ovvio che con le aziende devono cambiare anche le teste dei loro manager e imprenditori.

Le imprese infatti non posso attuare vera resilienza se non mettono in atto nuove ed urgenti strategie per ampliare il ventaglio di competenze e formazione. Di questo, per fortuna, pare siano consapevoli anche i manager stessi, stando a un recente sondaggio per CFMT e Manageritalia da AstraRicerche che ha intervistato 1.111 capitani d’ impresa. Le risposte degli intervistati permettono di fare un raffronto con l’ indagine già effettuata lo scorso aprile 2020, sempre sui dirigenti italiani.

Di fronte al cambiamento repentino imposto dall’ emergenza sanitaria, mutano anche le priorità per il management: le competenze richieste si configurano come un mix di flessibilità e resilienza, ovvero capacità di adattarsi al contesto (64.9%), risolvere problemi imprevisti (59.4%), organizzare e riorganizzare (52.3%), resistere alla pressione esterna (50.9%). Un’ altra componente importante di questo mix è la visione strategica (54.3%) e di pensiero e infine, ma non meno importante, l’ approccio al team, che significa saper gestire le persone a distanza (63.5%), motivare (49.6%), favorire il team working (47.9%), comunicare anche all’ interno dell’ azienda (44.3%), mettere tutti in condizioni di dare il meglio (43.7%). Un ventaglio ampio di competenze, declinate in questo tempo di emergenza, ma che torneranno utili anche dopo la fine della pandemia.

«Il tema delle competenze e della formazione», ha spiegato Pietro Luigi Giacomon, presidente CFMT «si sta facendo strada in modo prepotente nelle strategie di crescita di molte aziende, in particolare di quelle maggiormente colpite dalla crisi pandemica. In un contesto e mercato dove tutto cambia repentinamente e dove bisogna essere pronti ad affrontare e cavalcare l’ imprevisto sono proprio le competenze la bussola per stare sul mercato». La rivoluzione riguarda tutti. Anche Giacomon ha riconvertito la sua attività mettendo a disposizione tutti i suoi corsi sulle piattaforme on line. Un esempio per tutti. «Competenze e competenti – dice Mario Mantovani, presidente Manageritalia – che mettano in campo la capacità di fare squadra e sistema, questo il must per ripartire. Bene che il nuovo Governo riparta proprio dalla formazione a tutto campo, perché solo questa, esercitata in modo continuo, nel periodo scolastico e in continuità in quello professionale, può dare al nostro Paese e alle nostre aziende gli strumenti per aumentare produttività e competitività colmando quei gap formativi che da decenni ci tengono lontani dallo sviluppo».

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