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«Lo Spirito ci salva dalla carestia della speranza

Papa Francesco parla dell'unità che non è uniformità e dell'annuncio come dono. E chide, emntre si ricomincnia a costruire in questo tempo di pandemia, di non cedere alla tentazione del dio specchio, del dio lametela, del dio buio, ma di invocare lo Spirito contro narcisismo, vititmismo e pessimismo.


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Alle spalle il Cristo in croce, al lato l'icona della Madonna, davanti una cinquantina di fedeli con la mascherina. Papa Francesco celebra la messa di Pentecoste all’ Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro. Parla dello Spirito Santo che solo fa unità e non uniformità. Di Dio che, con l’ unzione, ci rende comunità. «Guardiamo gli Apostoli», esorta, «tra di loro c’ è gente semplice, abituata a vivere del lavoro delle proprie mani, come i pescatori, e c’ è Matteo, che era stato un istruito esattore delle tasse. Ci sono provenienze e contesti sociali diversi, nomi ebraici e nomi greci, caratteri miti e altri focosi, visioni e sensibilità differenti. Tutti erano differenti. Gesù non li aveva cambiati, non li aveva uniformati facendone dei modellini in serie. Aveva lasciato le loro diversità e ora li unisce ungendoli di Spirito Santo. L’ unione di loro diversi  arriva con l’ unzione».

E anche noi oggi possiamo chiederci cosa ci unisce e su cosa si fonda la nostra unità. Se vogliamo difendere a spada tratta le nostre idee escludendo chi non la pensa come noi - «Questa è una brutta tentazione che divide» o se vogliamo seguire lo Spirito che ci ricorda che «siamo figli amati di Dio. Tutti uguali in questo e tutti diversi».

Il mondo, insiste il Papa, «vede la Chiesa come di destra o di sinistra, con questa o quell’ ideologia, conservatori e progressisti; «lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia». Per questo, anche nell’ annuncio, lo Spirito ci insegna che dobbiamo affidarci a lui, non a piani pastoral ben strutturati, a studi sempre più chiusi, a circoli che diventano nidi. «Lo Spirito», dice il Pontefice, «non vuole che il ricordo del Maestro sia coltivato in gruppi chiusi, in cenacoli dove si prende gusto a “fare il nido”». Questa è una brutta malattia che può venire alla Chiesa. La Chiesa non comunità, non famiglia, non madre, ma nido». Lo Spirito, invece, ci spinge a donare agli altri quello che abbiamo ricevuto, a uscire ricordando che Dio è dono. E «da come intendiamo Dio dipende il nostro modo di essere credenti. Se abbiamo in mente un Dio che prende e si impone, anche noi vorremo prendere e imporci: occupare spazi, reclamare rilevanza, cercare potere. Ma se abbiamo nel cuore Dio che è dono, tutto cambia. Se ci rendiamo conto che quello che siamo è dono suo, dono gratuito e immeritato, allora anche noi vorremo fare della stessa vita un dono».

Ma in questo possiamo essere ostacolati da tre nemici: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo. «Il narcisismo fa idolatrare sé stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti. Il narcisista pensa: “La vita è bella se io ci guadagno”. E così arriva a dire: “Perché dovrei donarmi agli altri?”. In questa pandemia, quanto fa male il narcisismo, il ripiegarsi sui propri bisogni, indifferenti a quelli altrui, il non ammettere le proprie fragilità e i propri sbagli. Ma anche il secondo nemico, il vittimismo, è pericoloso. Il vittimista si lamenta ogni giorno del prossimo: “Nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta, nessuno mi vuol bene, ce l’ hanno tutti con me!”. Tante volte abbiamo sentito queste lamentele. E il suo cuore si chiude, mentre si domanda: “Perché gli altri non si donano a me?”. Nel dramma che viviamo, quant’ è brutto il vittimismo! Pensare che nessuno ci comprenda e provi quello che proviamo noi. Questo è il vittimismo. Infine c’ è il pessimismo. Qui la litania quotidiana è: “Non va bene nulla, la società, la politica, la Chiesa…”. Il pessimista se la prende col mondo, ma resta inerte e pensa: “Intanto a che serve donare? È inutile”».

E proprio ora che siamo impegnati nel grande sforzo di ricominciare questi sono i tre pericoli più grandi: «l’ idolo narcisista dello specchio, il dio specchio: il dio lamentela; il dio negatività, tutto è nero, tutto è scuro». Così, conclude Francesco, «ci troviamo nella carestia della speranza» . Per questo abbiamo bisogno dello Spirito Santo, «dono di Dio che ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo. Ci guarisce dallo specchio, dalle lamentele e dal buio».

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