Immagine pezzo principale

Pastorale della salute, custodire la gioia nel tempo della malattia

Dal 7 al 10 ottobre si svolge il XXXV convegno nazionale. «Felicità e bellezza»,dice Gianni Cervellera, presidente dell’ Associazione italiana di pastorale sanitaria,per il presidente dell'Aipas, sono «tra le parole di cui il cristianesimo è sempre stato veicolo». Giovedì 10 interviene don Massimo Angelelli, direttore dell’ Ufficio nazionale di pastorale della Salute della Cei.


Pubblicità

La vita cristiana non è anzitutto questione di morale, non si tratta di cose da fare. Essa è anzitutto bellezza e contemplazione, visione e desiderio, fede e attesa. Se questo è vero per ogni cristiano, come declinare il tutto nel mondo della salute (e della malattia)?

A questa domanda rispondono fino al 10 ottobre gli oltre duecento tra operatori pastorali nel mondo della sanità convocati ad Assisi dall’ Aipas (Associazione italiana di pastorale sanitaria). Un'occasione di confronto per operatori pastorali che lavorano nelle strutture sanitarie e sul territorio e operatori sanitari particolarmente attenti alla dimensione spirituale e religiosa della cura e anche un buon numero di volontari impegnati a fianco di chi soffre.

Al centro del convegno il tema “La bellezza di essere cristiani”. E il convegno si è aperto proprio con un “momento di bellezza”: un saggio di danza affidato a suor Anna Nobili sul tema “Bellezza è movimento”. «Tra le parole di cui il cristianesimo è sempre stato veicolo ci sono: felicità e bellezza. Due termini che si richiamano e sembrano stridere se li pensiamo all’ interno del mondo della salute attraversato dalla sofferenza. Proprio per questo è più urgente trovare modalità, atteggiamenti e comportamenti che alle persone fragili facciano ritrovare attimi di gioia ed estatici momenti di bellezza», dice Giovanni Cervellera, presidente dell’ Aipas spiegando il senso del convegno che declinerà il tema nei diversi volti che la pastorale della salute esprime.

La felicità e la bellezza sono «valori – ci spiega Cervellera -  che pongono l’ animo umano in positivo, un fattore che aiuta dal punto di vista terapeutico chi soffre, certamente forse non è facile riscontrarli in ambienti in cui la sofferenza è forte. Ma sono anche parole che riportano al passo del Vangelo di Matteo ‘ero malato e mi avete visitato’ , un messaggio che Gesù ha affidato ai suoi Discepoli e il tempo ha tramandato fino ai ‘discepoli’ di oggi. Nelle opere di carità e nelle attività sociali si rivelano non solo parole e azioni di conforto, ma anche tutta la bellezza delle Sacre scritture».

Ma oggi che significa essere operatore pastorale sanitario? Risponde Cervellera: «nella tradizione cristiana abbiamo sempre avuto attenzione per la visita al malato. Nel tempo ci siamo accorti che non si tratta solo di consolazione, ma l'attenzione agli aspetti spirituali contribuisce alla cura stessa del malato, entra a pieno titolo nel processo terapeutico”. L'operatore pastorale in sanità ricorda a tutti l'importanza di questo elemento. In certo modo ha un doppio ruolo: “accompagnare i malati e sensibilizzare tutto il mondo sanitario”. E oggi, proprio perché tutto sembra concentrato sull'economia, la finanza, il successo diventa “più urgente ricordare che l'uomo è in specie il malato, senza cura del mondo interiore non sta in piedi nella struttura esteriore. Lo spirito si cura soprattutto nelle relazioni e nelle relazioni sananti, ecco perché gli operatori sanitari, compresi quelli pastorali dovrebbero esperti di relazione».

Gli operatori pastorali sono costituiti come veri e propri professionisti. Accanto a loro, agiscono molti volontari. Gli uni e gli altri intervengono nelle strutture sanitarie più spesso ma anche nei territori dove vive il malato. “Ogni storia è intrisa di speranze, di sogni, di desideri e credo che la bellezza dell’ essere cristiani si concretizzi in una Chiesa che, nel suo fare e nel suo essere, è segno
della tenerezza di Dio, quel Dio che si ferma ad ogni uomo e ad ogni donna e li cerca in tutta la loro bellezza, anche e soprattutto quando è attraversata da ferite”, ha detto mons. Domenico Battaglia, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’ Agata dei Goti. “Il Signore non abbandona mai e vive con noi dentro ogni condizione umana. Portare la sua presenza – ha aggiunto mons. Battaglia – lì dove
già lui è presente”. Per il presule “ogni malato è un’ Eucarestia, frammento di una umanità ferita in cui il signore continua a vivere; dedicarsi a loro non cambia il mondo, lo ama”. E rivolgendosi alla platea “Voi siete davvero coloro che vivono il più nobile atto di carità che dona
non solo il diritto alla salute e alla cura, ma dona dignità alla sofferenza”.

Per il docente di Teologia spiritale, padre Fabio Ciardi, intervenuto alla prima giornata dei lavori, il futuro del cristianesimo in un tempo di secolarizzazione e di grandi metropoli anonime, è “legato a piccole comunità unite non necessariamente da vicinanza territoriale, ma da rapporti personali intensi, informati dal Vangelo, in particolare dal comandamento nuovo. E’ così che si vive e si testimonia la bellezza dell’ essere cristiani”. Tutta la creazione parla della bellezza, è “un riflesso della bellezza di Dio, un’ icona di Dio bellezza” sottolinea padre Ciardi: “dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si comprende il loro artefice”. 

Giovedì 10 ottobre, il convegno viene  concluso da don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana.

 

Immagine articolo
Don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana.(Cei).
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo