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Luci di Pasqua a Gerusalemme

La religiosità della Terra Santa nella testimonianza di suor Donatella, infermiera al Caritas Baby Hospital di Betlemme.


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Non è l'economia, la protagonista di questa riflessione, specie in questo periodo di grossi disagi mondiali. Non è il mio “campo”, poi. La mia riflessione vuole focalizzarsi su due aspetti che rendono questa Terra ricca e strana.

     Il primo aspetto è la Pasqua a Gerusalemme, che quest’ anno mi richiama la legge fisica della forza centripeta: le diverse confessioni insieme, lo stesso giorno a celebrare un'unica festa. Un unico giorno per celebrare l'evento più importante della fede cristiana: “Non cercate tra i morti Colui che è vivo”. E a fare da padrone in questa festa è il fuoco, nell’ una e nell’ altra liturgia, il fuoco nuovo, simbolo della rinascita e della luce nuova che squarcia le tenebre della notte ed irrompe nel buio di un sepolcro, nei cuori di ciascuno per illuminare le innumerevoli oscurità di cui la nostra vita sembra avvolta, per farci vedere la presenza del Signore non lì dove noi pensiamo sia (“Donna colui che cerchi non è qui”), per scaldarci dalla fredda speranza che sembra rubarci il calore e il colore di uno sguardo lontano.

     La notte di Pasqua è a Gerusalemme un concentrato di riti, simboli, preghiere che si innalzano in quell'unico giorno, in lingue diverse,  quasi a dire la forza, la richezza di quel messaggio partito da Gerusalemme e che ha raggiunto, nel corso dei secoli, il mondo intero, che ha raggiunto ciascuno di noi.

     Come l'economia, anche la fisica non è il mio campo, ma mi sto chiedendo quale sia il risultato di una forza centrifuga e una forza centripeta che si incontrano: l’ azzeramento delle forze stesse? Non lo so davvero. (Magari un esperto di fisica mi puo’ dare la risposta). So però che qui in Terra Santa queste due forze generano richezza, ossia..........  

   

     A Betlemme il plurale è d'obbligo

     Il secondo aspetto, invece, è il Natale a Betlemme, o meglio i suoi Natali. Già, perchè l’ uso del plurale, qui a Betlemme è d’ obbligo. Usando un'altra legge presa a prestito dalla fisica, l’ immagine che mi viene è la forza centrifuga: un Natale che esplode in tre. In quella che gli studi biblico-archeologici definiscono la “Grotta” dove è nato il Figlio di Dio, ogni anno si festeggia il Natale per ben tre volte. E non è una semplice ripetizione di una festa dovuta, come qualcuno potrebbe pensare perchè ogni Natale ha la sua caratteristica, la sua storia, tradizione, spiritualità.

     Ogni Natale è unico ed è questa unicità, che forse a molti puo’ sembrare “esagerata” oppure vista come “spreco spirituale”  o mancanza di dialogo e coordinamento, tra le diverse confessioni, diventa invece ricchezza. La cosa la si puo’ infatti vedere sotto punti di vista diversi. Un pò come si guarda al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. La psicologia dice infatti che chi vede il mezzo vuoto ha uno sguardo più negativo, chi invece vede il mezzo pieno è più positivo. A me piace vedere i Natali, appunto nella loro ricchezza.

     Il primo Natale che si festeggia in ordine di tempo è il 25 Gennaio, il Natale cosi’ detto dei latini, o meglio dei cristiani cattolici romani. C'è poi il Natale che si festeggia il 7 Gennaio, il Natale degli ortodossi, cioè della Chiesa greca otodossa e il Natale dei siriani. E per chiudere c'è  il Natale armeno, cioè della Chiesa armeno-cattolica, che si festeggia il 18 Gennaio. Date diverse, che dicono una storia diversa ma è proprio la diversità che fa la richezza, che dà a questo evento, che ha cambiato il corso della storia, la sua giusta importanza.

     Mi piace pensare che il Signore nostro Gesù Cristo, si meriti tre Natali, si meriti tre feste specie qui a Betlemme, dove l’ evento si è fatto storia concreta. Si meriti gli “onori di casa” dove solo qui si fanno in “pompa magna”. Perche’ il Natale qui non è solo la celebrazione eucaristica e magari anche il pranzo assieme con la famiglia. E' molto di più. Ogni Natale è evento cittadino ed inzia a Gerusalemme. Autorità politiche e religiose ne sono coinvolte, così come lo è  la gente normale, cristiani e musulmani, che diventano o spettatori o parte attiva delle celebrazioni.

     Quello che si respira nell’ aria per ogni Natale è il forte senso dell’ attesa e della preparazione, che può sembrare esagerata, anche da un punto di vista di sicurezza (non dimentichiamo che siamo in Palestina). Se dovessi dire in poche parole l’ atmosfera che si respira a Betlemme è “l'attesa dell'attesa”. Sì, ogni confessione cristiana aspetta il suo Patriarca, che da Gerusalemme arriva a Betlemme, il mattino. Un'attesa gioiosa, calda, preparata nei dettagli, ricca di suoni, canti, incontri. In quell'occasione il corridoio della Tomba di Rachele, chiusa dal muro, la cui percorribilità è riservata solo alle grandi autorità, viene aperto per lasciare entrare il Patriarca per l'entrata ufficiale a Betlemme.

     Una festa. Un po’ come il Re Mago che va a rendere omaggio al Dio Bambino. Lui, pastore della propria Chiesa, atteso dal suo gregge per attendere insieme il “manifestarsi” dell’ Incarnazione del Figlio di Dio, per celebrare insieme la festa che ha dato origine alla salvezza dell’ umanita’ . E questo succede il 24 dicembre, il 7 gennaio e il 18 gennaio. Spreco? No! Richezza che straripa. Spiritualità abbondante che carica. Omaggio dovuto al Dio onnipotente che qui si è fatto impotente; al Dio Grande che qui si è fatto piccolo; al Dio “lontano” che qui si è fatto vicino. E' richezza per noi smemorati nella fede; per noi occupati a guardare oltre. 

Come l'economia, anche la fisica non è il mio campo, ma mi sto chiedendo quale sia il risultato di una forza centrifuga e una forza centripeta che si incontrano: l’ azzeramento delle forze stesse? Non lo so davvero. (Magari un esperto di fisica mi puo’ dare la risposta). So però che qui in Terra Santa queste due forze generano ricchezza, ossia..........  

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Suor Donatella Lessio con uno dei bambini ricoverati nel Caritas Baby Hospital di Betlemme.
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