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L'annuncio di Pasqua: «È sempre possibile ricominciare»

«Il Signore ci invita in Galilea, il luogo della chiamata, quello del primo amore», spiega il Papa nella veglia. «Quello nel quale Dio ci sorprende e ci rimette in cammino, oltre ogni nostro fallimento».


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Ricominciare, percorrere vie nuove, andare fino ai confini. Papa Francesco ripete l’ annuncio di Pasqua: «Non abbiate paura» e spiega le parole che l’ angelo dice alle donne andate al sepolcro per ungere la salma del Signore. «Egli vi precede in Galilea, là lo vedrete».

Andare in Galilea significa, appunto ricominciare. Tornare là dove gli apostoli sono stati chiamati, dov’ è il luogo del primo amore. Erano pescatori, lo aveva seguito, ma senza comprenderlo fino in fondo. Davanti alla croce sono scappati. Ma il Risorto torna a chiamarli. Andare in Galilea significa ripartire da dove tutto era iniziato, ricominciare nonostante tutti i fallimenti. «In questa Galilea», dice Francesco, «impariamo lo stupore dell’ amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. E così: il Signore: traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte, Lui è così e ci invita in Galilea per fare questo».

E dunque questo è il primo annuncio di Pasqua: «È possibile ricominciare sempre». Anche in questa pandemia, in questi mesi bui, dice il Pontefice, «sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza».

In secondo luogo tornare in Galilea significa percorrere vie nuove facendo il percorso contrario a quello dell’ andare verso il sepolcro. Le donne vanno lì per fare memoria. «Vanno a rimestare la loro tristezza», spiega Francesco. «È l’ immagine di una fede che è diventata commemorazione di un fatto bello ma finito, solo da ricordare. Tanti, anche noi tante volte, vivono la “fede dei ricordi”, come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell’ infanzia, che non mi tocca più, non mi interpella più. Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada. Deve ravvivare ogni giorno l’ inizio del cammino, deve ravvivare ogni giorno lo stupore del primo incontro». E poi bisogna farsi sorprendere da Dio senza avere la presunzione di sapere già tutto. Anche se noi «abbiamo paura delle sorprese di Dio, siamo paurosi delle sorprese di Dio e oggi il Signore ci invita a lasciarci sorprendere. Andiamo in Galilea a scoprire che Dio non può essere sistemato tra i ricordi dell’ infanzia ma è vivo, sorprende sempre. Il Risorto, non finisce mai di stupirci».

Ecco il secondo annuncio di Pasqua: la fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato, ma cammina con noi ogni giorno: «Egli è vivo, qui e ora. Qui». Ed è nella nostra quotidianità, «nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e del “già visto”. Anche se tutto ti sembra perduto, per favore apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà». Ed è questo il secondo annuncio: 

Infine, andare in Galilea significa andare nel luogo più lontano, ai confini: «In quella regione composita e variegata abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme». Gesù ha scelto di cominciare la sua predicazione da lì «rivolgendo l’ annuncio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana, agli esclusi, ai fragili, ai poveri, per essere volto e presenza di Dio, che va a cercare senza stancarsi chi è scoraggiato o perduto, che si muove fino ai confini dell’ esistenza perché ai suoi occhi nessuno è ultimo, nessuno è escluso».

E anche oggi il Signore ci chiede di fare lo stesso, di «andare in Galilea, in questa Galilea reale» che è «il luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il Signore ci precede e si rende presente, proprio nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa, il lavoro, le fatiche e le speranze. In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell’ entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini. Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza, di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri».

E questo è il terzo annuncio di Pasqua: «Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità».

Con il Signore, conclude papa Francesco, «la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive, il Risorto conduce la storia». Per questo, è il suo invito, «se in questa notte porti nel cuore un’ ora buia, un giorno che non è ancora spuntato, una luce sepolta, un sogno infranto, vai, apri il cuore con stupore all’ annuncio della Pasqua: “Non avere paura, è risorto! Ti attende in Galilea”. Le tue attese non resteranno incompiute, le tue lacrime saranno asciugate, le tue paure saranno vinte dalla speranza. Perché sai, il Signore ti precede, sempre, cammina sempre davanti a te. E, con Lui, sempre la vita ricomincia».

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