Parlamentari, il codice etico è nella Costituzione

Si parla di un Codice etico per i Parlamentari, in materia di conflitti di interesse e corruzione. Riuscirà dove non è riuscito l'articolo 54 della Costituzione che impone di adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore?


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Giusto ieri il ministro della Giustizia Orlando si è detto favorevole a un «codice di condotta per i parlamentari», soprattutto in materia di conflitti di interesse,  «per restituire forza e credibilità alla politica». È evidente che soprattutto la credibilità sia in discussione, si tratta di riparare a vergogne consolidate: la corruzione diffusa e la disinvoltura con cui troppi spendono soldi pubblici di cui dispongono in ragione delle proprie funzioni  rendono urgente un drastico cambio di rotta.

L’ intenzione è buona. Ma è forte il timore che anche il Codice farà la fine dell’ ennesima foglia di fico, per non dire delle braghe servite a vestire i nudi del Giudizio universale di Michelangelo, copertura forse più consona all’ ambito semantico di certe note spese regionali.

Difficile infatti immaginare che l’ impegno di un codice etico possa laddove nulla o pochissimo ha potuto e può l’ articolo 54 della Costituzione, che recita: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».

Sarà forse un caso che sia così poco citato, ai piani alti come ai bassi della cittadinanza?
Eppure è ancora in vigore, fa parte del titolo IV che si dà il caso non sia  in procinto di andare in soffitta a breve: tradotto in soldoni ricorda a tutti che una condotta eticamente e istituzionalmente ineccepibile nello svolgimento dei propri compiti, non solo in materie di conflitti di interesse, dovrebbe essere nel dna di chiunque ricopra funzioni pubbliche: parlamentari compresi, a maggior ragione per dare un senso al titolo di “onorevoli” di cui continuano a fregiarsi anche in casi in cui la condotta proprio onorevole non è.

Non solo, l’ articolo 54 abbraccia un campo molto più ampio di quello delle Camere più o meno riformande, indica la strada a tutti i cittadini, in particolare a coloro cui sono affidate funzioni pubbliche: dall’ ultimo amministratore del più piccolo dei Comuni al Presidente della Repubblica.  Quando parliamo di corruzione, di peculato, di abusi d’ ufficio assortiti, parliamo di reati, per infrangere il dovere della disciplina e dell’ onore dovrebbe bastare molto meno.

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