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Il Papa: «Lo sguardo di Gesù cambia il rapporto di Zaccheo con il denaro: dall'arraffare al donare»

«Dio condanna il peccato, ma cerca di salvare il peccatore, lo va a cercare per riportarlo sulla retta via», riflette il Santo Padre sottolineando che sovente questo atteggiamento di misericordia riesce incopreso ai contemporanei di Gesù e a noi


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«Cari fratelli e sorelle, buongiorno, il Vangelo di oggi ci pone al seguito di Gesù che, nel suo cammino verso Gerusalemme, fa tappa a Gerico». Esordisce Papa Francesco, «c’ era tanta folla ad accoglierlo, tra cui un uomo di nome Zaccheo, capo dei “pubblicani”, cioè di quei giudei che riscuotevano le tasse per conto dell’ impero romano. Egli era ricco non grazie a un onesto guadagno, ma perché chiedeva la “tangente” e questo aumentava il disprezzo verso di lui. Zaccheo “cercava di vedere chi era Gesù”, non voleva incontrarlo, ma era curioso: voleva vedere quel personaggio di cui aveva sentito dire cose straordinarie. Ed essendo basso di statura, “per riuscire a vederlo” sale su un albero. Quando Gesù arriva lì vicino, alza lo sguardo e lo vede».

«Questo è importante» sottolinea il Papa, «il primo sguardo non è di Zaccheo, ma di Gesù, che tra tanti volti che lo circondano da vicino, cerca proprio quello. Lo sguardo misericordioso del Signore ci raggiunge prima che noi stessi ci rendiamo conto di averne bisogno per essere salvati. E con questo sguardo del divino Maestro comincia il miracolo della conversione del peccatore di Gerico. Infatti Gesù lo chiama, e lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Non lo rimprovera, non gli fa una “predica”; gli dice che deve andare da lui: “deve”, perché è la volontà del Padre. Nonostante le mormorazioni della gente, Gesù sceglie di fermarsi a casa di quel pubblico peccatore».

«Anche noi saremmo rimasti scandalizzati da questo comportamento di Gesù», continua papa Francesco, «ma il disprezzo e la chiusura verso il peccatore non fanno che isolarlo e indurirlo nel male che compie contro sé stesso e contro la comunità. Invece Dio condanna il peccato, ma cerca di salvare il peccatore, lo va a cercare per riportarlo sulla retta via. Chi non si è mai sentito cercato dalla misericordia di Dio, fa fatica a cogliere la straordinaria grandezza dei gesti e delle parole con cui Gesù si accosta a Zaccheo. L’ accoglienza e l’ attenzione di Gesù nei suoi confronti portano quell’ uomo a un netto cambiamento di mentalità: in un attimo si rende conto di quanto è meschina una vita tutta presa dal denaro, a costo di rubare agli altri e di ricevere il loro disprezzo. Avere il Signore lì, a casa sua, gli fa vedere tutto con occhi diversi, anche con un po’ della tenerezza con cui Gesù ha guardato lui. E cambia anche il suo modo di vedere e di usare il denaro: al gesto dell’ arraffare si sostituisce quello del donare. Infatti, decide di dare la metà di ciò che possiede ai poveri e di restituire il quadruplo a quanti ha derubato. Zaccheo scopre da Gesù che è possibile amare gratuitamente: finora era avaro, adesso diventa generoso; aveva il gusto di ammassare, ora gioisce nel distribuire. Incontrando l’ Amore, scoprendo di essere amato nonostante i suoi peccati, diventa capace di amare gli altri, facendo del denaro un segno di solidarietà e di comunione. La Vergine Maria ci ottenga la grazia di sentire sempre su di noi lo sguardo misericordioso di Gesù, per andare incontro con misericordia a quelli che hanno sbagliato, perché anche loro possano accogliere Gesù, il quale «è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

 

Una preghiera per i cristiani d'Etiopia e un ringraziamento per i braccianti del foggiano

Prima di salutare i pellegrini arrivati in Piazza San Pietro, Papa Francesco, al termine dell'Angelus, rivolge una preghiera particolare: «sono addolorato per le violenze di cui sono vittime i cristiani della Chiesa Ortodossa Tewahedo di Etiopia. Esprimo la mia vicinanza a questa amata Chiesa e al suo Patriarca, il caro fratello Abuna Matthias, e vi chiedo di pregare per tutte le vittime di violenza in quella terra».

E conclude con un ringraziamento: «Desidero porgere il mio sentito ringraziamento al Comune e alla Diocesi di San Severo in Puglia per la firma del protocollo d’ intesa avvenuta lunedì scorso 28 ottobre, che permetterà ai braccianti dei cosiddetti “ghetti della Capitanata”, nel foggiano, di ottenere una domiciliazione presso le parrocchie e l’ iscrizione all’ anagrafe comunale. La possibilità di avere i documenti d’ identità e di residenza offrirà loro nuova dignità e consentirà di uscire da una condizione di irregolarità e sfruttamento, grazie a tutte le persone che hanno lavorato a questo progetto».

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