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Il Papa: «La pandemia è l'occasione per tendere la mano a chi ha bisogno»

Istituita dopo il Giubileo della misericordia del 2016, la Giornata mondiale di chi si misura con miseria ed emarginazione è giunta alla sua quarta edizione. Alla Messa con Francesco, oggi alle 10 (potete seguire la diretta anche sul nostro sito), parteciperanno anche 100 persone in difficoltà provenienti da tutto il mondo


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La pandemia da coronavirus è «un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo» e, in particolare, che abbiamo la possibilità di tendere la mano ai poveri. Lo ha scritto il Papa per la Giornata mondiale dei poveri che la Chiesa celebra domenica 15 novembre.

E’ stato Francesco ad istituire questo appuntamento con la lettera apostolica “Misericordia et misera”, pubblicata il 21 novembre 2016, a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia. «Termina il Giubileo – scrisse il Papa - e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata» e «fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa non potrà esserci giustizia né pace sociale». 

Il titolo del messaggio per questa quarta edizione della Giornata dei poveri, Tendi la tua mano al povero, è tratto dal libro biblico del Siracide, e il testo ruota attorno alla pandemia. «In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento», scriveva il Papa nel messaggio firmato lo scorso 13 giugno, «quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’ infermiera e dell’ infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’ amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione».

«Questo momento che stiamo vivendo – proseguiva Jorge Mario Bergoglio – ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà. La perdita del lavoro, degli affetti più cari, come la mancanza delle consuete relazioni interpersonali hanno di colpo spalancato orizzonti che non eravamo più abituati a osservare. Le nostre ricchezze spirituali e materiali sono state messe in discussione e abbiamo scoperto di avere paura. Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’ essenziale. Abbiamo maturato l’ esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per “sentire nuovamente – ha scritto il Papa citando la sua enciclica Laudao si’ – che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’ etica, della bontà, della fede, dell’ onestà […]. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’ uno contro l’ altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ ambiente”. Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona».

Tendi la mano al povero «fa risaltare, per contrasto, l’ atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’ essi complici», continuava il Papa. «L’ indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle mani generose che abbiamo descritto! Ci sono, infatti, mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’ altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano».

Negli anni passati, dopo la messa a San Pietro il Papa pranzava con un gruppo di alcune migliaia di poveri nell’ aula Paolo VI solitamente utilizzata per le udienze generali, ma a causa della pandemia quest’ anno non sarà possibile replicare quella esperienza. Alla Messa con il Papa, oggi, alle 10, nella Basilica di San Pietro, saranno comunque presenti solo 100 persone in rappresentanza di tutti i poveri del mondo assieme anche a volontarie e benefattori. E alcuni degli assistiti proclameranno le letture liturgiche. La celebrazione eucaristica sarà trasmessa in diretta su Rai1, Tv2000, Telepace e altre e in streaming sul portale di Vatican News. È possibile seguirla anche sul nostro sito famigliacristiana.it.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, oggi oltre 700 milioni di persone, ossia il 10% della popolazione mondiale, vive in condizioni di povertà estrema, facendo fatica ad accedere a diritti essenziali quali la salute, l’ educazione, ma anche l’ acqua potabile. La maggioranza di persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno si trova nell’ Africa subsahariana. 

La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti «sono inseparabili», ha scritto il Papa nel messaggio di quest’ anno. «Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’ immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà». Un atteggiamento che deve avere una sua concretezza: «Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, ritorno su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’ esistenza quotidiana».

 

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