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«Chi negozia con la vanità e il denaro scivola nel peccato»

Nella Messa mattutina papa Francesco spiega che non si tratta di «un’ apostasia da un giorno all'altro» ma «il nostro cuore incomincia a indebolirsi» in un processo lento, «con anestesia»


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Nel peccato si scivola «lentamente», «con anestesia», perdendo la fedeltà a Dio e entrando in negoziato «con altri dèi: il denaro, la vanità, l’ orgoglio»: è l’ avvertimento di Papa Francesco, che nella messa mattutina a Casa Santa Marta ha invocato la grazia di «capire quando il nostro cuore incomincia a indebolirsi e a scivolare, per fermarci».

Jorge Mario Bergoglio è partito dalla vicenda del re Salomone, contenuta nella lettura del giorno, che inizialmente era un «ragazzo bravo» e col tempo si cadde nel «tranello». A quel tempo, ha spiegato il Papa a quanto riportato da Vatican News, si poteva avere più di una sposa, che non vuol dire che fosse lecito essere «donnaiolo», e Salomone, in particolare, sposò donne di un altro popolo che veneravano altri dèi, e lui «permise tutto, smise di adorare l’ unico Dio». Dal cuore indebolito per la troppa affezione alle donne, «entrò il paganesimo nella sua vita»: «Non è stata un’ apostasia da un giorno all’ altro, è stata un’ apostasia lenta», non si tratta del «peccato di una volta», ma dello «scivolare»: «Le donne gli fecero deviare il cuore e il Signore lo rimprovera: “Tu hai deviato il cuore”. E questo succede nella nostra vita».

Il pericolo, ha detto il Papa, è «lasciarsi scivolare lentamente perché è una caduta con anestesia, tu non te ne accorgi, ma lentamente si scivola, si relativizzano le cose e si perde la fedeltà a Dio. Queste donne erano di altri popoli, avevano altri dèi, e quante volte – ha proseguito il Papa – noi dimentichiamo il Signore ed entriamo in negoziato con altri dèi: il denaro, la vanità, l’ orgoglio. Ma questo si fa lentamente e se non c’ è la grazia di Dio, si perde tutto». E per noi, ha detto ancora Francesco, «questa scivolata lenta nella vita è verso la mondanità, questo è il grave peccato: “Lo fanno tutti, ma sì, non c’ è problema, sì, davvero non è l’ ideale, ma...”. Queste parole che ci giustificano al prezzo di perdere la fedeltà all’ unico Dio. Sono degli idoli moderni. Pensiamo a questo peccato della mondanità. Di perdere il genuino del Vangelo. Il genuino della Parola di Dio, di perdere l’ amore di questo Dio che ha dato la vita per noi. Non si può stare bene con Dio e con il diavolo. Questo lo diciamo tutti noi quando parliamo di una persona che è un po’ così: “Questo sta bene con Dio e con il diavolo”. Ha perso la fedeltà».

Da qui la preghiera conclusiva del Papa: «Pensiamo a questo peccato di Salomone», ha detto,« pensiamo a come è caduto quel Salomone saggio, benedetto dal Signore, con tutte le eredità del padre Davide, come è caduto lentamente, anestetizzato verso questa idolatria, verso questa mondanità e gli è stato tolto il regno. Chiediamo al Signore la grazia di capire quando il nostro cuore incomincia a indebolirsi e a scivolare, per fermarci».

(foto in alto: Ansa)

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