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Paolo Picchio sulla tragedia di Palermo: «La storia di mia figlia non ha insegnato nulla»

Carolina Picchio è stata la prima vittima di cyberbullismo. La fondazione che porta il suo nome, dopo la morte della bimba siciliana per una challenge, lancia un appello: «Si rispetti l'età minima per l'iscrizione ai social, come per alcol e fumo». Su TikTok 9 giovani su 10 sono raggiunti da contenuti violenti o sessualmente espliciti.


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«La storia di mia figlia non ha insegnato nulla, i social devono rispettare i minori, che sotto i 14 anni non potrebbero essere sui social». Paolo Picchio ha perso Carolina, prima vittima in Italia di cyberbullismo, nel gennaio 2013. Da allora è impegnato dalla parte dei ragazzi, «Perché non ci siano più Caroline». L’ ultimo messaggio di sua figlia, “Le parole fanno più male delle botte”, ha consentito di ottenere una legge (71/17 ) a beneficio di tutti, «ma le buone intenzioni sono rimaste su carta» spiega Paolo Picchio, presidente onorario di Fondazione Carolina, «mentre bambini e adolescenti cadono nelle trappole del web».

Un grido d’ allarme raccolto dall’ ultima indagine nazionale promossa da Fondazione Carolina in collaborazione con Pepita Onlus, i cui risultati saranno diffusi nell’ ambito delle iniziative legate alla Giornata internazionale per la Sicurezza in Internet, prevista per il prossimo 9 febbraio. «Grazie alla nostra rete di educatori abbiamo coinvolto circa un migliaio di giovani, tra gli 11 e i 25 anni» spiega Ivano Zoppi, Segretario generale della Fondazione «e più dell’ 80% degli interpellati ha confermato la presenza di contenuti violenti su TiKTok». Una percentuale che sale al 90% se consideriamo immagini e video sessualmente espliciti. «In Italia non si possono somministrare alcolici agli under 16, o vendere sigarette ai minorenni» osserva Zoppi «mentre una bambina siciliana di 10 anni e un bambino napoletano di 11 possono iscriversi a un social nonostante la normativa Ue non lo consenta fino ai 16 anni».

Una violazione evidente, anche considerando la scelta dell’ Italia di recepire la direttiva abbassando l’ età minima a 14 anni. «Garantire il rispetto di questo limite rappresenta una delle sfide dei prossimi anni» aggiunge l’ esperto educatore «altrimenti dovremo fare i contatti con una costante precocizzazione dell’ esperienza digitale». Un fenomeno che, rispetto ai pericoli online, già oggi denota uno spostamento della soglia di rischio dalla pre adolescenza all’ infanzia.

«L’ espressione abusata Nativi digitali non significa autorizzare i genitori a diffondere in Rete 1500 immagini dei propri figli nei primi 5 anni di vita» ricorda il Segretario generale di Fondazione Carolina; «eppure è quello che si verifica in una società sempre più condizionata da quello che dovrebbe essere uno strumento di libertà e conoscenza, ma che stiamo usando come babysitter o ciuccio digitale».

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