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Paola Turci: scrivere libri mi fa stare bene

La cantante, che ha anche pubblicato l'autobiografia, è una delle protaginiste di "Tropea Festival Leggere&Scrivere", la manifestazione che coniuga letteratura e musica.


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Ci ha provato prima di tutti il buon Francesco Guccini, seguito da altri colleghi fra cui Roberto Vecchioni o Gian Maria Testa. Stiamo parlando di quei cantautori che, a un certo punto della loro carriera, affidano la loro ispirazione e le loro storie non più  - o non solo - alla chitarra e al pianoforte, ma scelgono la penna. Insomma, diventano scrittori.  Non ha resistito alla tentazione un’ artista raffinata e sensibile come Paola Turci, con l’ autobiografia “Mi amerò lo stesso” (Mondadori): il racconto di un incidente d’ auto che le segna cuore, corpo e anima. Ha inizio un periodo di luci e ombre, di una crisi e di una rinascita per arrivare finalmente all'equilibrio di oggi. Paola ama condividere la sua esperienza di scrittrice con il pubblico dei festival letterari a cui partecipa.

Tra questi il Tropea Festival Leggere&Scrivere,
la manifestazione che coniuga letteratura e musica: qui la Turci si sente a casa. E proprio qui, tra gli ulivi a ridosso del mar Tirreno, risponde alle nostre domande

- Come ha accolto il pubblico la Paola Turci scrittrice?

A giudicare dalle vendite e dalla presenza agli incontri pubblici direi benissimo. C’ è voglia di conoscere, di scoprire, di realizzare una riflessione comune sulle persone, sui fatti. Il libro è un canale meraviglioso per questo, credo insostituibile

 

- Scrivere un libro anziché una canzone: come cambia il rapporto con la parola?

Cambiano i confini, gli spazi. In prosa sono illimitati, in metrica bisogna essere per forza più sintetici. Ma il ritmo, l'idea di contenuto, il tipo di linguaggio sono uguali.

 

- Pensi di continuare la tua esperienza di scrittrice?

Sì, perché mi piace e mi fa stare bene sia emotivamente sia intellettualmente, anche prescindendo dalla pubblicazione. È una buona ginnastica, tempo e spazi permettendo.


- Parliamo di musica al femminile: quali artiste segui o apprezzi di più, tra quelle emerse negli ultimi anni?

 Negli ultimi anni le donne hanno fatto un grande lavoro e io ne ho apprezzate parecchie: prima fra tutte Florence and The Machine, ma anche FKA Twigs, Sia e le neo classiche come Adele o Lana Del Rey. In Italia mi piacciono i Santa Margaret e ho apprezzato molto l'opera prima di Rachele Bastreghi, cantante, tastierista e occhi azzurri dei Baustelle.


- Rispetto a ieri, una donna oggi quali strumenti in più o canali per esprimersi in musica?

Oggi la rete permette a tutti, uomini e donne, di avere la possibilità di farsi sentire. Poi rimangono, non si sa ancora per quanto, i canali classici: case discografiche, esibizioni nei locali, demo da mandare ai concorsi.


- Progetti musicali per il futuro?

È appena uscito il secondo nuovo singolo del disco “Io sono" che si intitola “Questa non è una canzone" e a fine novembre partirà il tour teatrale. Ma sto lavorando anche al nuovo disco di inediti. È un momento in cui i progetti si stanno realizzando. Sono molto contenta.

 

- Un’ ultima domanda, se cominciassi oggi parteciperesti a un talent show?

E perché no?

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